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Non siamo più capaci di spalare:

nevica e tutto va in tilt

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È bastata una modesta nevicata per mettere in difficoltà la circolazione a Trento e Rovereto, i due maggiori centri urbani del Trentino. Viene da pensare come mai, soltanto una decina di anni fa, lo stesso fenomeno avrebbe avuto un effetto indolore sul tessuto urbano e sulle persone. È pur vero che ogni evento, compresa una nevicata, ha delle caratteristiche proprie. 

Caratteristiche tutte sue che lo rendono originale e per questo non del tutto paragonabile a fenomeni analoghi. Però, credo si possa convenire che non si sia trattato di qualcosa di eccezionale e viene da chiedersi cosa potrebbe accadere se da noi nevicasse com'è successo in Abruzzo lo scorso inverno. Scoprirsi vulnerabili di fronte a fenomeni così naturali per la nostra terra, pone degli interrogativi la cui risposta va ricercata altrove rispetto alle responsabilità di questo o quell'amministratore. Lagnarsi di come va la cosa pubblica è uno sport nazionale di cui abbondano i praticanti, senza, per altro, sortire grandi effetti. Meglio prendere una pala e darsi le mani d'intorno. Certo, non può bastare la buona volontà dei cittadini. È soltanto uno degli ingredienti per rendere meno fragile una società, dove la fragilità è figlia della rigidità.

La ricerca scientifica ci dice che la capacità di risposta di un sistema sociale di fronte ad uno shock (una nevicata, un terremoto...) è tanto maggiore quando più il sistema dispone di risorse che permettano di affrontare in modo flessibile l'evento, di piegarsi, come il giunco, di fronte ad una folata di vento, per poi rialzarsi, quando il vento è passato. Invece, stiamo provando ad affrontare fenomeni imponenti e complessi (si pensi alla depressione, un'autentica epidemia sociale con ordini di valore pari a quelli dell'influenza spagnola) diventando più rigidi, incastrando ed ingolfando dentro procedure asfittiche l'azione delle organizzazioni e delle persone (chissà di quali virtuosismi burocratici ed economicistici saranno impregnati i capitolati d'appalto delle ditte preposte allo sgombero della neve!). 

In questo modo si fa la fine dell'ulivo della fiaba di Esopo che, opponendo la sua rigidità alla bufera, ne viene schiantato. Una delle cause fondamentali della progressiva perdita di resilienza della nostra terra sta nel tentativo di opporsi alla bufera seguendo il totem della «razionalizzazione». La mappa che guida alcuni dei processi di riorganizzazione sanitaria, di aggregazione di servizi, di predisposizione di enormi capitolati d'appalto è impregnata di questo motivo di fondo, rassicurante sul piano emotivo, quanto inefficace alla verifica dei fatti. Perché i nascituri non nascono seguendo le indicazioni della pianificazione sanitaria e la neve scende copiosa facendosi sberleffo delle previsioni meteo. Perché, in una battuta, la realtà non si adegua ai nostri modelli previsionali e se si pianifica tutto al millimetro, poi basta un nonnulla, un imprevisto, perché tutto salti. 

Credo che per affrontare il futuro, la nostra terra debba adottare altre mappe da quelle novecentesche, che enfatizzano il ruolo della pianificazione razionale, per approdare a prospettive più fertili, che puntino ad incrementare la resilienza del nostro sistema sociale, dove per resilienza si intende la capacità di affrontare eventi critici modificandosi senza spezzarsi e custodendo la propria vitalità. Lunedì un amico mi ha chiesto in prestito la pala ed ha continuato il lavoro. Una mamma e la sua bambina hanno sceso la scala e ci hanno ringraziato. Forse hanno pensato fossimo spalatori del Comune, invece facevamo qualcosa di comune per molti trentini: darsi da fare per il bene pubblico, fosse anche soltanto per spalare la neve da una scala esterna, adiacente ad un parcheggio. 

Una delle risposte sta in questo e, finché la burocrazia non avrà eradicato la motivazione dei molti volontari trentini, spero che il volontariato, organizzato (grazie vigili del fuoco!) e non, continui ad esibire la sua capacità di resistenza. Anche sotto la pioggia battente di lunedì.

Angelo Prandini, Coordinatore Cooperativa La Bussola, componente della Consulta provinciale delle politiche sociali e del Comitato per la programmazione sociale

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