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Adriano Rizzoli, un eroe civile

La Provincia gli renda omaggio

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Adriano Rizzoli ci ha lasciati, colpito da un malore improvviso.

Al dolore per questa tragedia, per un addio che è arrivato decisamente troppo presto, si associano i pensieri sulla profonda testimonianza umana e politica lasciata da una persona di rara generosità.

Il Trentino perde un uomo che da anni si spendeva anima e corpo per difendere la salute dei cittadini.

Una persona che si può considerare un vero eroe civile, che si è battuta senza tregua, nel segno del dialogo, per indurre il legislatore e la tecnocrazia in Trentino a fare scelte coerenti con il rispetto della vita umana e dell’intero mondo naturale.

Adriano Rizzoli è diventato - accanto ad altri attivisti - un volto noto all’opinione pubblica 10-15 anni fa, ai tempi della battaglia di Nimby trentino, per dire no al progetto di costruire un inceneritore di rifiuti a Spini di Gardolo.
E per promuovere in alternativa una gestione diversa, nel segno della riduzione, del riciclo e del riuso dei materiali.

La classi dirigenti provinciali e comunali che si sono susseguite per anni non si sono lasciate scalfire dalla generosa battaglia politica di chi indicava un’alternativa pulita. Era un’iniziativa che univa la spontaneità dell’origine popolare all’elevato profilo di competenza specifica garantito dal supporto di numerosi esperti di ciclo dei rifiuti.

Per anni le manifestazioni si sono susseguite, dai convegni scientifici alle biciclettate, dalle fiaccolate alle staffette del digiuno, dalle serate informative ai tentativi ufficiali di confronto con le istituzioni.

Ma la Provincia autonoma di Trento era piuttosto sedotta dal business degli incentivi statali sull’energia prodotta bruciando rifiuti (fonte incredibilmente “assimilata” alle rinnovabili). Bruciando rifiuti e diffondendo emissioni in atmosfera e scorie pericolose in discarica.

Interpellati sull’argomento dai cronisti, tante volte i tecnocrati provinciali non hanno nascosto l’imbarazzo di fronte a domande dirette sulle evidenze epidemiologiche legate agli inceneritori oppure sul non senso di un mega bruciatore invece di un ciclo virtuoso che (grazie al recupero di gran parte del residuo abbatte a percentuali minime e decrescenti nel tempo i rifiuti da allocare in discarica).

Per anni, inascoltato, Adriano Rizzoli, con gli altri e numerosi compagni di strada, ha insistito in una lotta che semplicemente era giusta.

Ci ha messo tutto se stesso; è stato un lungo periodo senza lavorare per potersi dedicare a tempo pieno alla tutela della salute dei cittadini, costruendo reti locali e nazionali.

Un'intelligenza raffinata e generosa che si è messa al servizio del bene comune.

Altri soggetti, che hanno questo compito istituzionale e sono ben retribuiti, dovrebbero invece porsi qualche domanda seria sulla propria condotta, passata e presente.

Alla fine l’inceneritore (o “termovalorizzatore” per usare l’eufemismo caro alla Provincia) non si è fatto, il progetto è andato via via scemando in una nebulosa legata probabilmente soprattutto alle prospettive incerte rispetto al business degli incentivi statali, contestato anche dall’Unione europea.

Ma nessuno ha chiesto scusa a Rizzoli e ai trentini. Il decisore politico non ha fatto autocritica.

Oggi - finalmente - il ciclo dei rifiuti anche in Trentino è largamente orientato verso la raccolta differenziata (in qualche caso fatta bene, in altri no).

Nel frattempo Adriano Rizzoli ha continuato il suo impegno civile di cui è testimonianza il sito Web www.ecceterra.org, ricco di documentazione scientifica e di informazioni su una serie di questioni riguardanti il rapporto fra la salute e il comportamento umano nell’ambiente in cui viviamo.

In questo periodo Adriano Rizzoli, insieme a molti altri, stava rilanciando l’urgenza di un serio intervento legislativo sulla questione del largo impiego di pesticidi e fitofarmaci nel modello agricolo intensivo che prevale in Trentino.

Appena pochi gioni fa la giunta provinciale ha annunciato nuove norme sull’impego di pesticidi, tuttavia il presunto giro di vite sembra alquanto labile, visto che si parla ancora di distanze da case o luoghi “sensibili”, 30 metri e si può spruzzare di tutto.

Questo scenario conferma la centralità della questione sollevata. Una questione che riguarda in generale il modello agricolo trentino: si chiede un cambio di rotta, un approccio che coniughi un maggiore rispetto della salute e dell’ambiente con le esigenze di reddittività. Molte esperienze dicono che è possibile e che si può cominciare mettendo al bando i pesticidi etichettati come pericolosi.

Nell’attesa, il potere locale dovrebbe quantomeno riservare un riconoscimento tardivo ad Adriano Rizzoli, attribuendogli alla memoria l’Aquila di San Venceslao, la massima onorificenza della Provincia.

Un riconoscimento ufficiale come segno di (autocritica) gratitudine per ciò che questa persona ha fatto nel nome del bene comune.

Ma anche un riconoscimento ufficiale come segno di incoraggiamento e disponibilità all’ascolto delle nuove proposte di riforma in ambito agricolo e non, che sorgeranno nel solco di quanto seminato da questo eroe civile del Trentino.

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