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Il servizio giornalistico a firma di Angelo Conte pubblicato di recente sull'Adige, documenta come la grave crisi dell'edilizia trentina degli ultimi quattro anni riscontri in quest'ultimo periodo la massima curva esponenziale, con la progressiva moria anche delle più consolidate e storiche imprese edili trentine.

Tutti i commenti espressi sulla grave situazione del settore convengono sull'analisi della situazione e anche sulle soluzione proposte, anche se queste ultime difettano di una doverosa possibilità di verifica temporale dei risultati. Il settore dell'edilizia è uno dei comparti dell'economia tra i più complessi e articolati, dove l'aspetto organizzativo e il fattore umano giocano un ruolo decisivo. L'edilizia oggi rappresenta in Italia il 10% del Pil e circa 2 milioni di addetti, di cui il 65% è rappresentato da lavoratori dipendenti. Secondo i calcoli fatti dall'Ancei 360mila i posti di lavoro persi nel settore delle costruzioni dall'inizio della crisi contano come 72 Iva, 450 Alcoa e 277 Termini Imerese.

Il periodo per l'edilizia è certamente eccezionale anche in Trentino e, dunque, richiede misure eccezionali, oltre a quelle, in atto, di primo soccorso offerte, soprattutto per le grandi imprese, dallo strumento degli ammortizzatori sociali. Se non è già troppo tardi, la priorità principale è difendere, dalle conseguenze più drammatiche della crisi finanziaria, i trentini delle piccole e medie imprese, in quanto persone, lavoratori, famiglie e imprenditori. Come già fatto per altri settori dell'economia trentina, vedi: ricerca, agricoltura, vino, realtà cooperative ecc., anche per l'edilizia, nonostante la colpevole mancanza d'unità d'intenti fra le variegate rappresentanze di categoria del settore, serviva e serve urgentemente un piano provinciale di supporto e ripresa imperniato su due elementi principali, che si rafforzano a vicenda. In primo luogo, misure immediate e a breve termine per rilanciare la domanda, salvare posti di lavoro e contribuire a far rinascere la fiducia. In secondo luogo, «investimenti intelligenti» per garantire una maggiore crescita e una prosperità sostenibile a lungo termine.

Nel contempo, inoltre, valutata la repentina contrazione dei prestiti al settore produttivo, l'irrigidimento rispetto alle condizioni di erogazione, l'aumento degli spread applicati, soprattutto alle imprese più rischiose con la richiesta di pluti-garanzie, l'estrema difficoltà di accendere mutui a lungo periodo, è indispensabile una collaborazione operativa anche da parte delle Banche, soprattutto quelle trentine di «credito cooperativo», da concertarsi con la Provincia, che preveda, tra l'altro, una sorta di moratoria almeno biennale per le varie criticità dell'intero settore.

Con riguardo alla prospettiva di breve periodo, il settore edile provinciale può riprendersi solo se lavorano le 49 mila piccole medie imprese (Pmi). Dunque, oltre allo sblocco degli appalti pubblici già approvati e finanziati, si deve intervenire da subito, sul patrimonio edilizio esistente privato mirando alla innovazione nella riqualificazione e alla riduzione della vulnerabilità sismica, con il supporto di idonei e, se del caso, straordinari urgenti provvedimenti legislativi di programmazione pluriennale con specifici Bandi annuali, distinti per priorità. Le priorità d'intervento, da autocertificarsi tecnicamente e comparare a profili predeterminati per aree di valutazione devono esprimere, anche con automatismi in deroga urbanistica:
- la qualità edilizio-tecnologica con riferimento alle condizioni di obsolescenza fisica, tecnologica e funzionale dei singoli elementi del sistema edilizio, nonché alla rispettiva conformità alle norme e ai regolamenti vigenti;
- la qualità energetico-ambientale che comprende gli aspetti connessi alla riduzione degli impatti ambientali e al miglioramento del comfort interno;
- la qualità funzionale-spaziale che esprime la rispondenza dei caratteri morfologico-dimensionali e distributivi degli spazi ai principali requisiti relativi al sistema ambientale quali la protezione antincendio e l'incolumità d'uso, l'accessibilità e l'adattabilità, la dotazione e la flessibilità, il dimensionamento, le condizioni di affaccio e la privacy, ecc.

Giova ricordare che l'edificato esistente è per l'85% di tipo residenziale , il 30% del quale è stato costruito prima del 1945, il 50% tra il 1946 e 1981 e il 20% dal 1981 ad oggi. Si stima che nel 2050 il 75% degli edifici sono già oggi esistenti. L'obsolescenza, il livello di decadimento prestazionale degli edifici dipende in minima parte dall'età di costruzione e in gran parte dalle caratteristiche delle tecnologie e dei materiali impiegati, spesso di scarsa qualità e basso costo. Oggi oltre il 50% del nostro patrimonio necessità interventi di manutenzione straordinaria e rappresenta un ambito d'intervento di riqualificazione di significativo interesse e con rilevanti margini di miglioramento prestazionale e di sviluppo economico.

Alcuni provvedimenti provinciali di sostegno al settore edile sono già operativi ma risultano settoriali, limitati nella disponibilità finanziaria e compromessi nella loro reale efficacia dai tempi burocratici di gestione della pubblica amministrazione. Certo, per rendere operativo quanto qui proposto serve una convinta unione di tutte le forze in campo e un adeguato impegno finanziario pluriennale, che può e deve essere ricercato anche fuori dalle poste del bilancio provinciale tramite, per esempio, la formazione di un apposito fondo costituito da titoli obbligazionari (bond) emessi, con scadenza a breve e lungo termine, da parte della Cassa del Trentino S.p.A. i cui soli interessi siano a carico di una posta di spesa del bilancio provinciale.
Se è vero che l'autonomia speciale è in grado di programmare e governare il proprio sviluppo, mai come in questo momento è chiamata a dimostralo.
Maurizio Petrolli - Twitter: @artic99
Libero professionista settore edile

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