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Critiche al Papa e ipotesi sul futuro

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Andando in Africa, Francesco ha aperto uno squarcio sul dissenso verso di lui che cresce negli Stati Uniti d'America, il che adombra speranze e timori diffusi nella Chiesa romana in vista del futuro conclave, che potrà confermare, o meno, la direzione che Mario Jorge Bergoglio (classe 1936) ha impresso alla barca di Pietro.

Sull'aereo che lo portava a in Mozambico - primo dei tre paesi che lui dal 4 settembre avrebbe visitato; poi sarebbe stato in Madagascar, e oggi nell'isola di Mauritius, per tornare domani a Roma - un giornalista francese ha fatto dono al papa di un suo libro, nel quale documenta la insofferenza di una parte dei cattolici statunitensi contro linee portanti del pontificato in atto. Ricevendo il libro, egli ha esclamato: "Per me è un onore se gli americani mi attaccano".

Ogni papa ha sempre avuto qualche prelato, o anche gruppi di fedeli, che lo criticavano per sue decisione o affermazioni, soprattutto quando esse avevano un risvolto politico, o così erano interpretate. Ma, attualmente, tali critiche - pur sempre minoritarie - sono diventate più pesanti e ramificate, perché esse spesso hanno come guida della "cordata" non persone magari ignote, ma anche vescovi e cardinali. Nel caso degli USA è proprio un porporato, Raymond Leo Burke (classe 1948), ora in Curia, che con conferenze e appelli, contesta radicalmente molte decisioni di Bergoglio.

Le critiche di Burke, e dei cattolici statunitensi che simpatizzano con lui, ma anche di gruppi francesi, italiani, tedeschi, britannici, polacchi, brasiliani, cileni, e di altri paesi, che hanno le stesse posizioni, riguardano le eccessive aperture del papa verso i migranti; la sua disponibilità al dialogo, ritenuto da essi "ingenuo", verso l'Islam; l'ammissione (caso per caso e dopo attento discernimento) di persone divorziate e risposate all'Eucaristia - ipotesi sempre respinta dai tempi del Concilio di Trento, e negli ultimi decenni rifiutata con particolare vigore da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. I leader di questi gruppi si sono "rassegnati" alle decisioni controcorrente di Bergoglio; ma puntano sul futuro conclave per modificare le linee portanti del pontificato in atto. La loro speranza è quella di "pesare" sul Collegio cardinalizio che nel giorno "x", per morte o dimissioni del papa regnante, dovrà eleggere il nuovo vescovo di Roma.

Al di là di questi gruppi, a volte pur contraddittori e radicali nelle loro tesi - alcuni accusano il papa di "eresia"! - è certo che sui problemi citati, e su molti altri (come la questione del celibato sacerdotale e, ancor più, l'ammissione delle donne a tutti i ministeri ecclesiali, scelta che cambierebbe radicalmente il volto storico del Cattolicesimo), prima o poi l'intera Chiesa romana dovrà riflettere, e decidere solennemente, in un Concilio, composto da "padri" e da "madri", per dare risposte ponderate. Potrà, il futuro conclave, evitare di porsi queste complesse domande, per decidere poi "chi" potrebbe, a Roma, darne risposte adeguate? Il tempo stringe.

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