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Il Papa aumenta il collegio cardinalizio

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Quasi alla vigilia della sua partenza per l’Africa - dove dal 4 al 10 settembre visiterà Mozambico, Madagascar e isola di Mauritius, constatando da vicino speranze e problematiche del continente nero - il papa ha annunciato ieri la creazione di tredici nuovi cardinali.
Tra essi, però, non vi è nessun prelato della Repubblica popolare cinese.

Nel concistoro - che si terrà il 5 ottobre, il giorno antecedente l’inizio del Sinodo per l’Amazzonia - Francesco darà la porpora a dieci cardinali “elettori”, cioè con meno di ottant’anni, ed a tre ultraottantenni, non elettori. I primi provengono da Spagna, Portogallo, Indonesia, Cuba, Congo, Lussemburgo, Guatemala, Marocco, Cekia e Italia (monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna). Gli altri tre sono: l’inglese monsignor Michael Louis Fitzgerald, al quale Benedetto XVI, considerandolo troppo aperto all’Islam, aveva tolto un incarico in Curia; il lituano Sigitas Tamkevicius, ai tempi dell’Urss deportato in Siberia, e diventato poi vescovo di Kaunas; e il veronese Eugenio Dal Corso, da anni missionario e vescovo in Angola.

Paolo VI, oltre a stabilire il limite di età per entrare in conclave, aveva fissato a centoventi porporati il “plenum” del Collegio cardinalizio. La “quota”, finora, è stata sostanzialmente rispettata da Bergoglio, anche se talvolta, come in questo caso, ha sorpassato il “limite” di qualche unità. Ma rientrerà presto nella soglia stabilita, perché prossimamente alcuni porporati raggiungeranno gli ottant’anni.

Per antica tradizione, rispettata per secoli, al patriarca di Venezia, e agli arcivescovi di Torino e di Palermo, i pontefici davano sempre la porpora; ma Bergoglio ha troncato questa usanza. La spiegazione che si dà, negli ambienti vaticani, per questa “restrizione”, è che, desiderando Francesco veder rappresentate nel Collegio cardinalizio anche piccole nazioni, e tuttavia non volendo oltrepassare la soglia dei centoventi porporati elettori, per trovare posto ha dovuto giocoforza “tagliare” prestigiose diocesi italiane.

Tra i molti paesi rappresentati tra i cardinali elettori manca, ancora, il più popoloso del mondo: la Repubblica popolare cinese. Papa Ratzinger aveva elevato alla porpora due vescovi cinesi di Hong Kong: ma ora sono ambedue ultra-ottantenni. Un anno fa la Santa Sede e il governo di Pechino, dopo assai laboriose trattative, avevano raggiunto un accordo per la nomina di vescovi cattolici in Cina. Esso, in sostanza, prevede che non siano scelti candidati ostili al regime; ma infine l’ultima parola dovrà spettare al papa.

Qualcuno ipotizzava che Francesco desse la porpora ad un vescovo della Cina continentale: sarebbe stato un bel passo avanti in vista di un possibile viaggio del papa a Pechino. Ma questa nomina non vi è stata: non sono stati ritenuti maturi i tempi per tali traguardi. Tuttavia una qualche presenza cinese nel conclave vi sarebbe, se esso si tenesse oggi: l’arcivescovo di Manila, il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, classe 1957, ha un nonno cinese.

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