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La donna nella Chiesa cattolica

sempre esclusa dal ministero

 

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Il problema dei ministeri femminili continua a turbare la vita di molte comunità cristiane: e si va dalla Chiesa romana, che non ammette nemmeno le diaconesse, alla Comunione anglicana, sull’orlo dello scisma tra favorevoli e contrari alla donna-vescovo.

Il Concilio Vaticano II nel 1964 ripristinò il diaconato come ordine a sé stante (e non più solamente come un gradino per accedere al presbiterato); ed ammise che questi diaconi potessero essere sposati. Ma nemmeno per ipotesi estrema immaginò le diaconesse; in alcun modo, poi, adombrò la donna-prete.

Negli stessi anni, però, molte Chiese legate alla Riforma iniziarono a ordinare donne-pastore e, dopo alcuni decenni, anche donne-vescovo. Nel mondo anglicano, in particolare, animato fu il dibattito: infine, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, negli USA e in Canada si ammise la donna-vescovo. Nella Chiesa d’Inghilterra - guidata dall’arcivescovo di Canterbury, il primate della Comunione anglicana - solo nel 1992 si accettò la donna-pastore, e le prime donne furono consacrate due anni dopo. In seguito anche a Londra si accolse la donna-vescovo.

Negli Stati Uniti si giunse, poi, a consacrare nell’episcopato donne lesbiche conviventi con una compagna. Questi sviluppi sono stati contrastati con tenacia dalle Chiese anglicane di molti paesi africani che, con altre, si sono riunite nel Gafcon, un cartello che riunisce le comunità “tradizionaliste”, in pratica in stato di scisma con le altre legate a Canterbury, perché - affermano - quegli sviluppi «sono contrari alla Bibbia». Ora, proprio ai primi di maggio Gafcon ha annunciato che nel giugno del 2020 si riunirà in Ruanda, in aperta contrapposizione alla Conferenza di Lambeth (una sorta di Concilio anglicano), che nel luglio del prossimo anno ribadirà il suo “sì” alla donna-vescovo, quali che siano i suoi orientamenti sessuali.

Problemi inimmaginabili in casa cattolica. Nel 1994 Giovanni Paolo II ribadì - come sentenza da tenersi da tutti «in modo definitivo» - il no alla donna-prete: divieto confermato da Benedetto XVI e da Francesco. Il papa regnante, tuttavia, nel 2016 ha istituito una commissione - sei teologi e sei teologhe - per affrontare il diaconato femminile. E la settimana scorsa ha rivelato che essa non è riuscita a trovare un accordo sulla possibilità, forse (forse) ammessa nei primi secoli della Chiesa, delle “diaconesse”. Erano, quelle, davvero “ordinate”? Se non si scioglie questa domanda - tale il suo parere - non si può procedere.

Dunque, nella Chiesa romana la questione dei ministeri femminili non ha, per ora, soluzione. E allora? Solo un nuovo Concilio, con “padri” e “madri”, potrebbe compiere il grande passo; il quale, secondo molti teologi e teologhe, sarebbe nella linea del Vangelo, perché Gesù affidò a Maria Maddalena il compito di annunziare agli apostoli che lui era risorto. Ma, oggi, la Chiesa di Francesco non osa compiere il passo. Domani, chissà.

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