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Ratzinger e l'influenza sul conclave

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Una potente scossa per influire sul prossimo conclave in modo da rafforzare l’ala del collegio cardinalizio che vorrebbe sul trono di Pietro un vescovo più vicino a lui stesso e a Wojtyla che a Bergoglio. Sembra questo il senso dell’intervento di Benedetto XVI.

Classe 1927 (è nato il 16 aprile, quindi domani compie novantadue anni), eletto papa nel 2005, da quando - il 28 febbraio 2013 - si era dimesso, Joseph Ratzinger era vissuto in silenzio, in un piccolo monastero, in Vaticano, a duecento metri dalla Casa di Santa Marta dove abita il suo successore. Aveva violato la sua riservatezza una prima volta un anno fa, quando aveva adombrato alcune sue riflessioni critiche sulla situazione della Chiesa cattolica. E, con più tagliente vigore, è uscito dal suo riserbo una seconda volta la settimana scorsa, quando giornali europei hanno anticipate parti di un suo ampio scritto, quasi una mini-enciclica.

Se, formalmente, è ossequioso verso Francesco, il testo è innervato da valutazioni storiche e teologiche assai distanti da quelle del papa argentino. Ratzinger, addolorato per lo scandalo della pedofilia del clero, sostiene che essa è deflagrata a causa della rivoluzione culturale del 1968 che - afferma - scardinò l’ordine morale e anche le difese etiche di molti preti. Un’analisi che però contrasta con indagini vaticane, secondo le quali quella piaga era viva anche alla metà del secolo scorso, seppur allora ufficialmente occultata.

D’altronde, quando il papa emerito accenna all’opera da lui stesso compiuta per contrastare quell’orrore, tace sul fatto che egli impedì che fosse portato a termine un processo contro Marcial Maciel, il prete messicano fondatore dei Legionari di Cristo, ben introdotto in Vaticano soprattutto sotto Giovanni Paolo II. Impedendo il processo - con la scusa dell’età molto avanzata dell’accusato - Benedetto XVI impedì che emergesse la ragnatela di protezioni di cui il sacerdote infingardo aveva goduto a Roma per decenni.

E anche quando l’ex custode dell’ortodossia cattolica lamenta i molti mali attuali dell’Occidente, causati - scrive - dalla “assenza di Dio nella sfera pubblica”, fa un’analisi frettolosa: infatti, nel primo Novecento ben due spaventose guerre mondiali sono state innescate da Potenze formalmente cristiane.

A leggerlo in filigrana, quello di Ratzinger sembra un testamento, cioè un drammatico appello per orientare la Cattolicità verso una direzione diversa da quella impressa da Bergoglio. Ma è possibile? L’impresa dipende molto (non totalmente, perché la Chiesa è più grande di lui!) dal vescovo di Roma. Tuttavia, adesso nessuno può sapere quando, per morte naturale, o per dimissioni del papa regnante, sarà aperto il nuovo conclave. Intanto, il pontefice emerito ha lanciato il suo allarme: motivo di esultanza per chi vorrebbe un futuro papato simile al suo; di fastidio per chi spera in un Francesco II.

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