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I giovani e la tentazione del rischio

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Nei fatti di cronaca ce n’è sempre uno che colpisce di più, che emoziona, che irrita, che preoccupa, che suscita gioia o timore.

La morte del giovane Igor, che ha voluto provare ad auto soffocarsi convinto di resistere alla mancanza di ossigeno per constatarne l’effetto, è un fatto recente che turba nel profondo, nessuno può restare indifferente di fronte a un ragazzo di 14 anni che perde la vita per aver voluto provare un gioco estremo che sicuramente pensava di poter dominare. Non un finale voluto e cercato, non un suicidio come furono un tempo i suicidi con il gas di scarico, dentro un’automobile per darsi volontariamente la morte (e anche allora come oggi con forte rischio di emulazione). Quelli non avevano un’età definita, erano coinvolti giovani e meno giovani. In questi casi invece si tratta di una sfida legata all’adolescenza, un’età in cui ci si sente forti e invincibili, pronti a dimostrare qualcosa di più, ad essere riconosciuti per qualcosa di più. Riconosciuti dal gruppo.

Igor andava in montagna, era sano, amava la compagnia, frequentava gli amici, stava bene in famiglia. E ha chiuso in un attimo il suo grande orizzonte non sapendo resistere alla tentazione di provare quello che un video sul web presentava come espressione di coraggio, una prova da superare per acquisire punti come in una competizione e quindi per salire nella considerazione dei compagni. Le analisi, in queste situazioni, si sprecano. Al gruppo, quello concreto ma anche quello virtuale, si vuole dimostrare di non temere la morte, perché si può sfiorarla ma poi beffarla tornando tranquillamente come prima. Si sa che certe sfide sono tipiche di un’età ancora in bilico, sono sempre esistite. Sfide solitamente verso gli altri, soprattutto verso il mondo degli adulti per ritenere di essere più potenti di loro.

E allora si tirano i sassi dal cavalcavia sulle macchine come fossero un bersaglio da colpire, perché centrarle significa acquisire punti dimostrando di fare cose che non si dovrebbero fare. O si spaccano i vetri delle auto parcheggiate o si rovesciano i vasi dei fiori e le sedie dei bar all’aperto. Tutto ciò che è proibito ha un gusto speciale e le conseguenze non sono mai prese in considerazione. Le sfide però hanno anche cambiato obiettivo, si prova a rivolgerle verso se stessi. C’era, già qualche anno fa, chi si feriva volontariamente, chi si procurava tagli sul corpo da mostrare in rete come trofei.

La rete offre la possibilità di condividere con il maggior numero di persone, se tutti sanno allora è più appagante.  Il mondo degli adulti cerca argini ma non è facile trovarli, perché quello della rete è un terreno in buona parte ignoto a chi non lo frequenta ogni giorno e non ne conosce le pieghe più profonde. Per questo la prevenzione diventa difficile.

Ed è assolutamente inutile il rimpianto di epoche in cui la famiglia patriarcale assicurava presenze costanti in casa, in cui i ragazzi si ritrovavano in gruppi reali per fare giochi reali. L’educazione era basata più sull’imposizione che sul confronto di idee e così assicurava il rispetto di regole alle quali era difficile sfuggire. Ma ciascuno vive il proprio tempo ed è con quello che bisogna fare i conti, è in quello che bisogna trovare i rimedi. Non serve additare quanto è successo sventolando la paura, i giovani non hanno paura. Non serve proibire, perché la proibizione di qualsiasi tipo stimola a trasgredire. La strada è lunga, ma su quella strada si possono mettere punti di riferimento riconoscibili che non sempre danno la soluzione, ma che possono aiutare a orientarsi.

Ed uno di questi punti potrebbe essere la parola costante, ogni giorno, la parola in famiglia,la parola nella scuola, la parola nella società. La parola che favorisce il confronto, che forse non riesce ancora a elencare tutti i pericoli così da farli evitare, ma che prepara a tutte le evenienze dando una visione complessiva della vita, aiutando a capirne l’importanza affinchè una sfida assurda proposta dalla rete - che non ha faccia e non ha voce- non se la porti via in un attimo. Purtroppo senza la possibilità di cliccare per tornare indietro.

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