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Campanello d'allarme per la violenza a scuola

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Non sarà un’emergenza, ma preoccupante sì e anche indicativo di una certa tendenza se non generale, sicuramente di troppi. È la violenza nelle scuole, violenza tra alunni e insegnanti, violenza tra genitori e docenti, violenza tra compagni, violenza tra insegnanti e alunni. Non sarà emergenza, ma i casi non sono poi così rari, anzi, ultimamente sono frequenti.

E non serve andare in America per vedere giovani che sparano dentro le aule chi prendo prendo, basta stare vicino a casa nostra e guardare non tanto agli anni precedenti, basta solo quest’anno che è appena cominciato.

Tanto per ricordare qualche fatto, non tutti. In provincia di Caserta una maestra della scuola d’infanzia picchiata dalla madre di un bambino.

Un vicepreside di Foggia preso a calci da un padre.

In provincia di Piacenza un’insegnante delle medie colpita in testa da un lancio di chewing gum premasticati da un gruppo di studenti. In una media di Avola un docente di educazione fisica picchiato da una coppia di genitori.

A Palermo un professore colpito da un pugno in faccia dal padre di un’alunna che si diceva picchiata a sua volta ma che poi smentiva (e il padre si scusava come se questo cancellasse l’accaduto).

A Torino un docente aggredito a pugni e calci da un genitore presentatosi con altri due individui a fare vendetta. Per non dire dello studente che accoltella la professoressa o delle maestre che maltrattano i piccoli a loro affidati. Gli atti di bullismo non si contano.

Non sarà un bollettino di guerra, visto che la maggior parte degli studenti, degli insegnanti e dei genitori fanno il loro dovere, si comportano civilmente e sono brave persone, ma sicuramente pare di sentire non troppo in lontananza un campanello d’allarme.

Nessuna nostalgia per l’autoritarismo, quando i maestri bacchettavano le mani o mettevano in ginocchio dietro la lavagna.

Nessuna nostalgia per la delega assoluta alla scuola da parte delle famiglie, che in soggezione andavano a udienza col timore di sentirsi dire che il figlio era intelligente ma non si impegnava o viceversa. Nessuna nostalgia per programmi che sapevano di stantio, senza alcuna incursione nell’attualità.

Ma da lì agli odierni eccessi ne corre. E poi c’è un tarlo che rode, un pensiero fisso: saranno questi i cittadini di domani? I ragazzi iper tutelati da famiglie che magari neanche provano a educarli perché non sanno come fare, importante è imporre la legge del più forte, con l’arroganza uno si fa strada nella vita, si fa rispettare da tutti. Rispettare? Ma non è che c’è stata confusione, così che la prepotenza è diventata la nuova forma di rispetto?

Sembra anche strano che qualche attore di questo teatro della violenza, qualcuno che la interpreta o che la subisce, non riesca a dire basta in maniera decisa e corretta e definitiva. Basta. Magari troverebbe chi si accoda al corteo, pescando prima di tutto in quelle file di brave persone di cui si parlava.

Magari in quelle file dovrebbero infiltrarsi anche uomini delle istituzioni che per ruolo potrebbero avere maggiori possibilità di intervenire in maniera concreta e non soltanto con gli auspici. Se esistono regole di convivenza, regole obiettivamente giuste, quelle vanno seguite. Seriamente, ben oltre le semplici raccomandazioni.

I cittadini di domani si formano oggi. E se la violenza dilaga, anche quella verbale, se diventa l’unico modo per far valere i propri diritti, se prevale il diritto di farsi giustizia da sé, questi saranno i cittadini di domani.

Sappiamo bene che un clima di esasperazione, un disagio sociale diffuso possono portare ad esprimere il peggio di sé, ma la ricerca delle cause non è giustificazione sufficiente.

L’uomo avrà pure altri mezzi per mettere sul piatto le proprie ragioni e confrontarle con quelle degli altri, è così che dovrebbe funzionare. La cultura, intesa come arricchimento della personalità, della sensibilità, della consapevolezza, della coscienza, come capacità di affrontare i problemi , di distinguere tra il bene e il male e molto altro, la cultura dovrebbe essere una guida che frena gli istinti peggiori.

E la scuola dovrebbe essere uno dei luoghi privilegiati della cultura, dove mandare i figli a imparare non solo le nozioni, ma anche il modo di rapportarsi per essere in grado di migliorare le storture della società. Distruggerne invece i risultati a pugni e calci non pare essere l’esempio migliore da offrire alle nuove generazioni.

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