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Condanniamo gli ultrà

a leggere libri

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Loro purtroppo nemmeno in un attimo di lucidità capiranno di essere stupidi. Proprio perché sono stupidi. E sono pure ignoranti.

Le due cose spesso vanno a braccetto, ma non sempre. Il riferimento è al quel branco di ragazzi della curva sud e all’episodio di antisemitismo che ha visto la fotografia di Anna Frank usata sulle maglie della Roma per offendere gli avversari.

Se la loro stupidità può anche essere un handicap, l’ignoranza non ha invece alcuna giustificazione. E quando dichiarano, per minimizzare l’accaduto, che in fondo si trattava solo di scherno, quasi certamente non conoscono il significato della parola. Come si spiegherebbe, altrimenti, che per offendere e umiliare l’altra squadra di calcio abbiano usato l’immagine di una ragazzina che per il fatto di essere ebrea ha patito i tormenti del campo di concentramento e ha colto il terrore che si respirava ad Auschwitz prima di perdere la vita? Incolpevole, come milioni di altri ebrei.

Chiaramente non sanno chi sia Anna Frank, non sanno cosa sia stato il nazismo, come tanti che troppo spesso vanno in giro a sfogare la loro rabbia impotente inneggiando a Hitler o esibendosi col saluto romano.
I giovani della curva sud sono stupidi e si ritengono furbi. Purtroppo solo due cose sono infinite - diceva Einstein - l’universo e la stupidità umana (aggiungendo «e non sono sicuro della prima»).

Esisteva una volta il gioco della palla. Erano i tempi dell’antica Grecia e prima ancora dell’Estremo Oriente e poi della Roma di Cesare e avanti, senza regole o con regole molto diverse da quelle che furono introdotte nel 1863 a Londra dalla prima Federazione calcistica nazionale. Il calcio arrivò più tardi alle Olimpiadi e sempre gioco si chiamava. Il gioco, si sa, è sinonimo di svago, è anche competizione ma lo è pure la briscola e non per questo chi vince schernisce con rabbia o umilia l’avversario con cattiveria.

Il calcio, come racconta la sua storia, mise in campo le squadre che si sfidavano ai Mondiali e soltanto le guerre riuscirono a fermarle, la prima e la seconda, perché le armi non concedevano tregue per il gioco. Anche i Mondiali del 1942 vennero sospesi, lo stesso anno in cui una ragazzina fu costretta a entrare in clandestinità insieme alla sua famiglia che in seguito fu scoperta e deportata. Anna Frank morì a quindici anni, più o meno l’età di alcuni di quella ventina di giovani che giorni fa l’hanno usata per offendere gli avversari durante una partita di calcio. Un gioco. Quei giovani, già identificati, avranno la punizione che meritano, ma bene farebbe anche l’obbligo di leggere tanti libri, di conoscere per capire. Forse la loro stupidità potrebbe essere scalfita e - se curata - farebbe ancora intravedere la possibilità di vivere una vita normale.
La bussola ad ogni modo non funziona più. È emblematico l’episodio avvenuto, sempre nei giorni scorsi, in un piccolo paese vicino a Firenze, dove tre bulletti hanno preso di mira un coetaneo down costringendolo, dopo l’allenamento di calcetto, a mangiare la brioche che avevano gettato sul pavimento della doccia, bagnandola e sporcandola. Ma perché? Se è uno scherzo, mangiatele anche voi le brioche insozzate, insieme, e vedrete quanto ci sarà da ridere.
E ancora. Altro caso, altro comportamento scorretto e forse questa volta addirittura inconsapevole, A Riccione un giovane - il cui curriculum non pare annoverarlo nella categoria degli stupidi e degli ignoranti - di fronte a un ragazzo caduto con la moto, che stava morendo, ha impugnato il suo smartphone per condividere la scena con gli amici su Facebook.

Se non è superficialità, se chissà quali impulsi inconsci sono la causa di questo gesto assurdo come di tanti altri gesti, c’è da chiedersi dov’è l’errore di partenza di un percorso educativo che si dimostra sbagliato nelle forme più varie ma con sempre maggior frequenza. Bisogna raddrizzare la strada. E farlo subito, in fretta, indignarsi non basta. Se oggi esistono ovunque focolai pronti ad esplodere per incoscienza o stupidità o rabbia o per altri motivi non governati dalla ragione, il tempo di chiedersi il perché è finito. Chi può deve fare, al di là e oltre la disponibilità del singolo a metterci del suo.

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