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Si mangia meno ma si ingrassa di più

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I primi ad occuparsi del rapporto tra peso corporeo e salute non sono stati i medici, ma le compagnie assicurative americane, che, ancora negli anni Sessanta, hanno cercato di mettere in relazione il peso corporeo con lo stato di salute di un individuo.

I risultati elaborati su milioni di persone mettevano chiaramente in luce il fatto che più il peso aumentava e più cresceva la probabilità di ammalarsi per qualsiasi tipo di malattia. Ovviamente aumentando il peso aumentava anche il costo della polizza assicurativa! Emerse anche un’altra evidenza, che anche la magrezza non era sinonimo di salute e che il “peso ideale”, per le assicurazioni, ovvero quello che coincideva con il minor rischio di ammalarsi non coincideva con il peso ideale secondo la Medicina, ma con un modesto sovrappeso. Per l’organismo umano avere qualche kg in più nella “banca del grasso” sembra essere indice di benessere. Quindi, gioite, gioite: un leggero sovrappeso è più correlato con un minor rischio di malattia della magrezza.

In natura si selezionano i caratteri che aumentano la probabilità della specie di riprodursi, quindi le persone che riescono ad essere moderatamente in sovrappeso dovrebbero essere le più avvantaggiate, evolutivamente parlando.

Perché allora l’uomo ingrassa così tanto da pregiudicare il suo stato di salute? Se noi fossimo sottoposti alla selezione naturale, le persone che ingrassano troppo avrebbero una minore efficacia riproduttiva e sul lungo periodo dovrebbero scomparire. Dunque, se la tendenza ad ingrassare fosse solo genetica, il gene che favorisce l’aumento di peso a dismisura non si sarebbe selezionato così facilmente.
Quindi ingrassiamo perché mangiamo troppo? Anche questa non sembra essere un’ipotesi così probabile. Abbiamo degli studi di popolazione che sembrano smentirla.

Gli americani 40 anni fa avevano un tasso di obesità che era attorno al 15% della popolazione, e comprendendo bene l’importanza del controllo del peso, iniziarono una serie di interventi istituzionali e commerciali. L’industria iniziò a proporre prodotti light, con pochi grassi, prodotti “sugar free”, senza calorie, uova senza colesterolo, ecc. Iniziarono le campagne per limitare il consumo di bevande alcoliche, tanto che il consumo di alcol, nel corso degli anni, si è ridotto quasi della metà. Si inventarono programmi di dimagramento come la Weight Wachers, i pasti sostitutivi come lo Slim Fast ed innumerevoli diete. Per aumentare il dispendio energetico si inventarono il jogging, l’aerobica, l’aquagym e la mania delle maratone. Tutto questo ha comportato effettivamente una contrazione del consumo calorico giornaliero dell’americano medio di circa un 20%. Oggi gli americani mangiano un 20% di calorie in meno rispetto agli anni 70. Ed il risultato? Il tasso di obesità è più che raddoppiato. Apparentemente meno la popolazione mangia e tanto più ingrassa!

Arrivando al dunque, abbiamo capito che il sovrappeso non è solo legato alla quantità di calorie che assumiamo, non è solo una questione genetica, ma dipende più probabilmente dalla qualità del cibo consumato.

La regolazione del peso è strettamente dipendente dal tipo di informazioni che i principi nutritivi presenti negli alimenti inviano ai centri collocati nel nostro sistema nervoso centrale.
Negli ultimi anni si è scoperto che il livello energetico dentro le cellule delle persone che ingrassano a dismisura, è bassissimo. Quindi una persona di 150 kg, che avrebbe riserve di energia che gli permetterebbero di sopravvivere senza mangiare almeno un paio d’anni, in realtà, ha delle cellule perennemente affamate che continuano ad inviare al cervello segnali di fame. È un po’ come se le cellule, pur essendo circondate dal grasso, dicessero al cervello “quando ci dai da mangiare?”.

Un esempio può essere sufficientemente esplicativo. Fino al 1900 il consumo di zucchero era di 1 kg per persona all’anno, oggi ne consumiamo quasi 30 kg e gli americani hanno superato i 40 kg di zucchero pro capite annui. Gli zuccheri semplici di cibi o bevande zuccherate, non richiedendo digestione, vengono assorbiti dall’intestino molto rapidamente ed immediatamente riversati nel sangue, ma danno al corpo un senso di sazietà molto fugace, perché, per impedire che facciano danni alle nostre arterie, vengono immediatamente prelevati dal fegato e trasformati in grasso. Il risultato è che abbiamo prodotto grasso senza che le cellule abbiano avuto una soddisfazione duratura.
È dunque l’esagerato consumo di zuccheri semplici il responsabile del nostro aumento di peso? Di certo non è l’unico imputato, perché l’obesità è una malattia multifattoriale, ma di sicuro è uno dei principali artefici di quella “associazione a delinquere” che porta all’obesità.

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