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Chi fa sport è più longevo

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Lo scorso 18 aprile l'Istat ha pubblicato i dati sull'aspettativa di vita, confermando per l'ennesima volta che il Trentino si colloca, assieme all'Alto Adige, ai vertici della graduatoria nazionale, con una speranza di vita alla nascita che per i maschi è di 81,1 anni e per le donne di 86. Questi dati non ci collocano solamente ai vertici nazionali ma ci proiettano anche in cima alle classifiche mondiali, secondi solo al Giappone che ci supera di appena un anno.
Sorprendentemente è stato attestato che in Trentino si vive mediamente 3 anni in più rispetto agli abitanti della Campania e 2 anni in più rispetto ai siciliani ed ai calabresi. Probabilmente il nostro maggior tenore di vita ha una sua rilevanza, così come il livello dell'assistenza sanitaria che, pur con qualche lacuna, in Trentino è decisamente buono.

Questi dati offrono però lo spunto su una riflessione del ruolo dell'alimentazione nel mantenerci in buona salute, perché la dieta dei Trentini, fino a qualche anno fa, non era certo quella mediterranea, che, come è noto, oltre alla grande varietà di verdure, fa dell'olio di oliva, del vino e del frumento gli alimenti fondamentali. In Trentino il burro è sempre stato il nostro grasso di riferimento nella preparazione dei cibi, e spesso, ancora oggi, è consumato con il pane e la marmellata a colazione o a merenda.

Come nel meridione anche noi consumavamo tanto vino rosso, che contiene il resveratrolo, che si è rivelato essere il più potente antiaging. Ma negli ultimi 40 anni il consumo di vino si è più che dimezzato, passando dai 110 litri per ogni persona all'anno a meno di 50. Quindi anche l'ipotesi «dell'effetto resveratrolo» non è ipotizzabile. In Trentino il numero dei centenari è raddoppiato in soli 15 anni e di sicuro questi soggetti, nella loro gioventù hanno consumato più patate e polenta che non i salutari cereali integrali.

Riflettendo dunque su quale potesse essere l'elemento determinante nel migliorare i nostri parametri di salute, mi sono convinto che probabilmente la marcia in più ci è data dall'attività fisica. Noi siamo sempre stati un popolo che piuttosto che guardare lo sport in televisione o allo stadio, lo sport preferisce praticarlo. Ne è testimonianza il pullulare di eventi in Trentino che stimolano la pratica dell'attività fisica. Il Film Festival della Montagna non poteva che nascere qui da noi. I trentini sognano di andare in Nepal piuttosto che alle Maldive.
Il recente Bike Festival a Riva del Garda ha richiamato migliaia di giovani ed ormai l'Alto Garda è diventato il punto di riferimento europeo dell'arrampicata e dell'escursionismo in bicicletta. Per fortuna anche la Provincia sta facendo grossi sforzi per dotare il territorio di nuove piste ciclabili e per ripristinare i vecchi sentieri che attraversavano il Trentino quando ancora si andava solo a piedi. Senza contare la miriade di sentieri sulle montagne che la Sat riesce a mantenere con grandi sforzi, ma con tanta soddisfazione, perché ogni anno sono sempre molto praticati. L'inverno adoriamo andare a sciare in uno degli scenari più belli al mondo, ma non pratichiamo solo la discesa, perchè ci piace fare anche fatica e allora via col fondo, e lo sci alpinismo, dove i nostri atleti primeggiano in Europa.

Ma è nel ciclismo dove siamo veramente forti. Il Checco nazionale e tutta la stirpe dei Moser hanno fatto da faro, come ben ricordava in una lettera all'Adige il signor Enrico Ferrari, ed ancora oggi ai vertici italiani abbiamo Matteo Trentin, Daniel Oss, Gianni Moscon, oltre alla straordinaria Letizia Paternoster che dopo aver vinto vari campionati italiani e mondiali, è riuscita a vincere anche la prima gara a cui ha partecipato tra le seniores, a testimonianza della notevole stoffa. Potremmo andare avanti per ore ad elencare i nostri atleti, ma quello che ci accomuna, come popolazione, è la voglia di fare sport con regolarità e costanza. È questo che ci permette di mantenere tutte le vie metaboliche che smaltiscono grassi e zuccheri costantemente attivate, impedendo a queste sostanze di depositarsi nelle arterie e nei nostri organi a fare danni. Non è un caso dunque se a livello nazionale siamo la regione dove è più basso il tasso di obesità e di diabete.

Anche per gli amanti della tavola ci siamo inventati le varie «magnalonghe» dove, su percorsi di 10-12 chilometri, si possono gustare i piatti tipici di quel territorio. Mi sento di affermare che una regolare attività fisica, che per tante persone può essere semplicemente mantenere una passeggiata almeno 4-5 volta alla settimana, ci permette di compensare efficacemente gli inevitabili errori alimentari che ci capita di fare. D'altra parte se pensiamo ad un'automobile sempre chiusa in un garage, anche se fosse alimentata con la miglior benzina e con il miglior lubrificante, se non si muovesse mai, alla fine le ruote si ovalizzerebbero e le guarnizioni si seccherebbero, pregiudicandone efficienza e durata.

Quello che faccio più fatica a capire, è la moda di correre gli ultra trail, dove si percorrono 50 o più chilometri, con dislivelli di 2-3.000 metri, che richiedono una preparazione quasi esasperante. Credo che «strapazzi» del genere non siano tanto salutari perché un'esagerata attività fisica produce un sacco di radicali liberi, sostanze chimiche che si sono rivelate essere all'origine dell'invecchiamento e di altre malattie croniche. La Medicina non ha ancora definito bene quale sia il limite tra attività veramente salutare e quella invece che rischia di essere logorante per il nostro organismo, certo è che esagerare non va mai bene.
Mi sento di fare mia l'affermazione di un ricercatore cinese Liping Zhao che dice: «Mangia bene. Tieniti in forma. Vivi a lungo. Muori in fretta», che è quello che ognuno di noi si augura, perché il problema non è tanto quello di vivere il più a lungo possibile, ma mantenersi in buona salute.

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