Salta al contenuto principale

Attenti alle allergie, anche nei piccoli

Tempo di lettura: 
4 minuti 28 secondi

Le osservazioni fatte dal dottor Dino Pedrotti, storico pediatra, che credo abbia visitato tutti i bambini nati in Trentino negli ultimi 50 anni, in merito al periodo più opportuno di introdurre l’uovo nello svezzamento del bambino mi ha stimolato a riproporvi il tema delle allergie.
Perciò ve lo ripropongo.

Lo ripropongo con una serie di quesiti che anch’io mi sono posto in questi anni.

Perché i soggetti allergici sono sempre di più? Per quale ragione questo disturbo che è stato diagnosticato per la prima volta 150 anni fa, oggi, secondo i dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), ha una prevalenza che si attesta tra il 10 e il 40% della popolazione mondiale, a seconda delle regioni e dei periodi dell’anno? Perché le allergie sono diffusissime nei paesi ricchi e pressoché assenti nei paesi poveri? Perché fino a 100 anni fa anche in Italia le allergie erano praticamente sconosciute e oggi colpiscono circa 12-15 milioni di italiani? Cosa facciamo di diverso rispetto a 100 anni fa? Perché la natura ha selezionato un sistema come le allergie se, apparentemente, non servono a niente, altro che a darci un sacco di fastidi? Perché non tutti diventano allergici? Perché il sistema immunitario che dovrebbe combattere contro virus e batteri se la prende con sostanze apparentemente innocue come i pollini che, da che mondo è mondo, sono sempre esistiti sulla terra? Bastano pochi secondi a contatto con una quantità di pollini infinitesimale per scatenare una reazione «esagerata» che può portare anche a morte. Vediamo di rispondere ad alcune di queste domande.

Prima considerazione, se l’allergia non fosse stato un meccanismo importante per la sopravvivenza del genere umano l’evoluzione non lo avrebbe mantenuto fino ai nostri giorni e lo avrebbe eliminato, come ha eliminato la coda o il pelo folto.

L’allergia ad una sostanza si sviluppa in seguito ad un primo contatto, quando il nostro corpo, ritenendo una sostanza pericolosa, produce contro di essa degli anticorpi particolari detti IgE e si «allergizza». Ossia riconosce tale sostanza estranea da quello che è il suo «repertorio» di sostanze innocue. In occasione di un secondo contatto, tali anticorpi, dopo aver riconosciuto la sostanza ritenuta pericolosa, si legano a cellule particolari ricche di istamina e ne determinano la sua liberazione. L’istamina provoca prurito, stimola la lacrimazione e la produzione di muco, scatena la tosse e gli starnuti e stimola la contrazione delle fibre muscolari intestinali, che può portare a spasmi e diarrea. L’obiettivo di tutto ciò è il tentativo di allontanare immediatamente dagli occhi, dal naso, o dall’intestino la sostanza ritenuta pericolosa perché potrebbe danneggiare il nostro corpo.
Una persona eredita da uno dei genitori una «tendenza» a sviluppare un’allergia, che per il padre può essere da contatto, per un figlio respiratoria e per un altro alimentare.

Molte volte le allergie si sviluppano nei primi mesi di vita, quando il bimbo, con lo svezzamento, introduce un’ampia gamma di alimenti in un momento in cui il suo apparato digerente non è ancora giunto a completa maturazione e non ha del tutto sviluppato quella che è definita «l’immuno-competenza», ovvero non riesce ancora a distinguere il cibo che fa bene da quello che gli fa male.
Immaginatevi l’intestino di un lattante che fino ai sei mesi ha «conosciuto» solo il latte della mamma, improvvisamente il primo giorno di svezzamento si trova a contatto con il suo primo pasto costituito da brodo vegetale (fatto con patate, carote e zucchine), farina di mais e tapioca, liofilizzato di carne, l’olio d’oliva e il cucchiaino di formaggio grana. Centinaia di componenti di questi alimenti improvvisamente tutte insieme, in un giorno solo!

Secondo voi quante probabilità esistevano per un neonato fino a 100 anni fa di trovarsi improvvisamente a contatto con: patate, carote, zucchine, carne, olio di oliva, proteine del latte. Zero! Secondo voi esiste oggi la possibilità che un bimbo atopico possa sviluppare un’allergia a qualcuna di queste sostanze? Secondo me sicuramente sì.

Oggi in letteratura scientifica si parla sempre più frequentemente di «marcia allergica». Una progressione di manifestazioni e di sintomi che partendo dai primi mesi di vita con una dermatite atopica, successivamente si manifesta un’allergia verso alcuni alimenti, verso i 2-3 anni prevalgono i sintomi respiratori, ed il bimbo soffre spesso di bronchiti, otiti e iperproduzione di catarro e sfocia infine in un’asma allergica verso i 12-15 anni. C’è tutto un filo conduttore che unisce la dermatite dei primi mesi di vita e l’asma dell’adolescente. Per fortuna questa marcia si arresta in almeno la metà dei casi.

Ecco perché, a mio giudizio, nelle coppie ove uno dei genitori fosse allergico, e a maggior ragione se entrambi hanno familiarità per allergie, è importante ribadire l’importanza dell’allattamento al seno che sia protratto almeno fino ai 6 mesi, e che poi si proceda con uno «svezzamento lento» per consentire all’intestino di giungere a completa maturazione e riesca poi a «difendersi» dai cibi. Se qualcuno mi chiedesse quando introdurre l’uovo nello svezzamento io ribadisco che, secondo me, nel dubbio, è meglio aspettare dopo il primo anno di vita. Non c’è nessuna fretta.

E a proposito di uova, se volete avere un mio parere se in allergologia viene prima l’uovo o la gallina, ovvero, se vengano prima le allergie alimentari o respiratorie, non avrei dubbi ad affermare che quelle respiratorie sono successive a quelle alimentari. Ma come avrete capito io ho una visione del mondo cibo-centrica.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?