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La «dieta fai da te»

Ecco gli effetti

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Credo che nessuno di voi si sia mai fatto confezionare un vestito da un meccanico, oppure si sia fatto tagliare i capelli dal macellaio, così nessuno si è mai immaginato di portare a riparare l’automobile da una cameriera. Eppure moltissima gente va a farsi dare le diete miracolose dalla massaggiatrice, dall’estetista, dal parrucchiere o le prende da «riviste specializzate».

Dobbiamo dedurre che fare dieta è molto più facile che non tagliare i capelli o confezionare un vestito, dato che tutti sono capaci di elaborarne una.

La differenza sta nel fatto che nel caso di un vestito mal tagliato, o di un taglio di capelli fatto dal macellaio, si vedrebbero dei risultati disastrosi, mentre nel caso di una dieta mal confezionata l’unico dato visibile è una perdita di peso, magari proprio l’obiettivo che ci si era prefissi.

Nessuno farà i complimenti al macellaio parrucchiere, mentre tutti loderanno lo stregone che accrescerà fama e portafoglio.

È importante capire che molte volte l’unica maniera che il nostro organismo ha per protestare è proprio quella di perdere peso.
Tanto maggiori sono i danni recati, tanto maggiore sarà la perdita di peso. Se potessero parlare le cellule del nostro corpo disapproverebbero l’operato talvolta disastroso, che si traduce in un logorio ed in un invecchiamento precoce difficilmente verificabile, perché invisibile.

Esiste un solo modo di nutrire il nostro corpo ed è quello che rispetti la logica biochimica che sta alla base della vita, che si è selezionata attraverso milioni di generazioni di esseri viventi, che è fatta di equilibri ben precisi. Tutte le situazioni che tendono ad alterare tale equilibrio, ed a stravolgere tale logica causano un danno all’organismo, la cui prima manifestazione spesso è una perdita di peso.

Anche durante una malattia l’appetito cala, e il peso spesso si riduce a testimonianza dello stato di sofferenza patita. Un conto è dimagrire - perdere grasso, altra cosa è deperire - perdita di muscolo. Non sempre le due cose vanno di pari passo.

La lunga introduzione riportata sopra è parte della presentazione al mio libro «La salute comincia a tavola» che scrissi nel 1990. Son passati 27 anni e il mondo è cambiato. È arrivata la rivoluzione digitale. Allora non c’erano i telefonini e per telefonare si cercava una cabina telefonica.

Oggi siamo connessi con tutto il mondo in tempo reale e viaggiare ormai costa poco. Anche la Medicina è cambiata, basti pensare che trent’anni fa non avevamo la Tac e la risonanza magnetica, ma il mondo delle diete è rimasto lo stesso di allora. Nella comprensione dei problemi che stanno alla base del sovrappeso e dell’obesità non abbiamo fatto il benché minimo passo avanti.

In questi trent’anni sono stati sviluppati farmaci sempre più nuovi e sempre più efficaci per curare numerose malattie, a cominciare dai tumori fino alle malattie rare, ma non è uscito nessun farmaco per la cura dell’obesità. Apparentemente non c’è nessun interesse a curare il sovrappeso, forse per il timore che si riducano i consumi. Sì, perché le persone in sovrappeso, oltre che consumare cibo, sono dei grandi fruitori di farmaci per curare le numerose complicanze: artrosi, diabete, ipertensione, cardiopatie, ecc. Non si vuole considerare l’obesità una malattia, perché curarla avrebbe dei costi insostenibili e farebbe saltare il banco.

Abbiamo lasciato che la malattia metabolica più diffusa nel mondo venga gestita dai commercianti. In Italia spendiamo 1,5 miliardi di euro per perdere peso, col risultato che il trend dell’andamento del peso nella popolazione è in costante crescita.

Oggi come allora, i sistemi più gettonati sono i «Centri di dimagramento rapido», il sistema del dottor Lemme, le tisane dimagranti, le capsule di varia natura, pasti sostitutivi e chi più ne ha più ne metta. Tutti sistemi che funzionano finché si paga ma poi i chili ritornano.

Le continue fluttuazioni del peso innescano la cosiddetta «sindrome jo-jo», che fa tanto male alla nostra salute. La conferma ci arriva da uno studio pubblicato nei giorni scorsi sul New England Journal of Medicine, una delle riviste mediche più prestigiose, in cui si è osservato in un gruppo di 9.509 cardiopatici che le fluttuazioni del peso aumentavano il rischio di sviluppare nuovi eventi cardiovascolari, il diabete ed il rischio di mortalità complessiva del 124%!

È ormai noto e stranoto che la prevenzione rimane l’unico intervento efficace per cercare di arginare il diffondersi delle patologie legate all’alimentazione. Tutti si riempiono la bocca con la parola prevenzione, ma nessuno fa niente. Costerebbe meno di una rotatoria, ma tutti se ne fregano!

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