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La pioggia di Haiti

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«Fede vieni, vieni a giocare anche tu sotto la pioggia!», mi esorta il mio amico J., animatore di Kay Chal.

La pioggia.

A maggio qui le precipitazioni sono particolarmente costanti, specialmente verso sera. In un attimo il cielo haitiano si annuvola e inizi  il diluvio, per un’ora, mezz’ora o due ore. Poi basta.

La pioggia è un problema ad Haiti.

Quando inizia a cadere, le scuole inviano a casa gli studenti, tutta la gente che possiede un auto si mette in strada e Port au Prince si blocca, specialmente in alcune zone più sensibili: nei pressi dei ponti si formano file  interminabili, così come in alcuni incroci importanti. In particolare, quello situato davanti a una delle più grandi basi militari della missione onu (Minustah) in città.

Qui, spesso siamo rimasti fermi per molto tempo: dalle rovine ai lati della strada fuoriesce l’acqua, trascinando con sé rifiuti di ogni genere, creando disordine e problemi.

Le macchine in panne nell’acqua alta, la gente che cammina in questo mare artificiale per andare da un luogo all’altro. I tap tap, i trasporti popolari più comuni, si fermano, così come molti mototaxi; i più coraggiosi invece restano in strada, tra le acque, a trasportare gli haitiani desiderosi di arrivare a casa.

«Noi andiamo a giocare!».

La pioggia è anche gioia ad Haiti.

Così  J. ,assieme a una quindicina di ragazzini, si butta sotto la pioggia scrosciante, nel cortile di Kay Chal, tra qualche macchina e pozzanghera e improvvisano una partita di calcio. C’è chi si butta sotto le canaline di scolo dell’acqua che scende dal tetto, completamente vestito, con tanto di cappello, e si diverte come un pazzo.

Infine, c’è chi, all’improvviso, mi ha preso e gettato sotto l’acqua. L’acqua del cielo di Port au Prince.

La piogga è anche gioia ad Haiti.

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