The Glamorous Soul: Mr Jones è il doppio omaggio a David Bowie e Stefano Laudadi

di Fabio De Santi

"Una canzone che nasce da un viaggio interiore ed intimo affrontato da noi tre in riservatezza, come era desiderio di Stefano, ispirandoci al Duca Bianco".

Così il cantante Franco Depedri delinea la genesi di "Mr Jones" un brano, dedicato a David Bowie, che assume dei contorni particolari trattandosi dell'ultima registrazione di Stefano Laudadio il musicista di Trento scomparso lo scorso settembre. Realizzato insieme al chitarrista Marco Carner sotto la sigla di The Glamorous Soul il pezzo esce lunedì 26 ottobre sulle principali piattaforme digitali accompagnato da un video come ci racconta Depedri in questa intervista legata inevitabilmente al doppio filo del ricordo per Laudadio e Bowie.

Depedri, qual è la genesi di questa canzone? 
Si tratta di un brano che ho scritto durante il lockdown della scorsa primavera. E' un'idea che avevo in testa da tempo per omaggiare un artista, come David Bowie, davvero  a 360° che ho amato e suonato in parecchie occasioni. 
 
Un omaggio evidente al Duca Bianco fin dal titolo.  
Sì, "Mr.Jones" fa riferimento a David Robert Jones il  nome originale di David Bowie. Il testo è un insieme di citazioni di vita artistica dell'artista, ho cercato di inserire le più significative menzioni che hanno caratterizzato la carriera artistica di Mr Jones e soprattutto la sua capacità di innovarsi e cambiare.  
 
Dal punto di vista sonoro come lo definirebbe?
Insieme a Stefano Laudadio e Marco Carner volevamo dare al brano un'impronta elettronica ma con inserimenti musicali che ricordano per esempio lo stile della chitarra 70's di Mick Ronson come sentirete nell'assolo finale. 
 
Il ricordo di Bowie ha preso però una concretezza diversa legata ad una perdita dolorosa per lei  e per la scena musicale di Trento, come quella di Stefano Laudadio: come l'avevate coinvolto nel progetto? 
Quando Stefano mi ha rivelato il suo stato di salute è facile immaginare in quale stato mentale potesse trovarsi. Per lui la musica era molto importante e anche lui amava Bowie. Ho deciso quindi di proporgli la collaborazione e lui ha accettato senza nessuna esitazione, anzi ho visto nei suoi occhi riaccendersi la speranza. Ero felice di poter collaborare ancora con lui ... anche se speravo non fosse l'ultimo brano che suonavamo insieme.  
 
 
 
Era anche un modo per stargli vicino in un momento così difficile.  
Per Stefano e per noi la musica rappresenta un modo per alimentarci di energia positiva. Fondamentale è stato anche il ruolo di Carner con le sue chitarre: lui ha capito la situazione di Stefano e ci ha messo il massimo. Quando era chiaro che aveva poche speranze di vita, abbiamo accelerato i tempi: dovevamo assolutamente fargli sentire il brano finito e ce l'abbiamo fatta. Prima di salutarci ha potuto ascoltare la canzone e vedere anche il video, ed era felice. Vorrei ringraziare Mauro Andreolli, da sempre amico di Stefano, che ha curato mixaggio e mastering. 
 
Quali forme ha il videoclip?
Si tratta della mia prima prova alla regia e racconta una storia, con inserimenti relativi a citazioni, luoghi e visioni di Bowie. E' stato costruito  in linea al senso del testo della canzone. Per esempio nella parte finale dove si passa da una vita terrena ad una ultraterrena dove Mr Jones dimostra di essere eterno: “Where the blue ends you're still on stage in Heaven - Hi Mr. Jones you sing a song in endless time”.
 
Immagino sia troppo presto per parlarne ma con Roberto Segato, con il quale insieme a Laudadio ha condiviso per anni la sigla dei Tins, avete parlato di un futuro per la band?  
Siamo ancora molto provati per quanto accaduto ma stiamo pensando di organizzare, guardando ovviamente al prossimo anno considerando la situazione attuale, un tributo dei Tins per Stefano coinvolgendo anche diversi musicisti della scena locale. Intanto resta viva l'attenzione sul nostro ultimo disco, "A second chance", prodotto da Marco Dal Lago, come dimostra  "Wonderland" diventato uno dei brani della colonna sonora del film inglese "King of crime" del regista Matt Gambell. Dobbiamo molto anche alla Freecom di Verona e al suo team guidato dal direttore artistico Andrea Ponzoni.
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