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Quando gli anziani erano i veri influencer

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Quand’ero bambino io, i grandi non ti lasciavano fare niente. Ci voleva una marca da bollo anche per parlare con uno che aveva due anni più di te. Ricordo quando si andava a mangiare dai parenti, prima di uscire di casa mia mamma mi ricordava i miei diritti, e poi estraeva le tavole della legge: «Non rubare i soprammobili - Dai la mano a tutti - A tavola non parlare - Non soffiarti il naso sulle tende - E nemmeno sulla tovaglia...», eccetera.

Di solito per i bambini era apparecchiata una tavola altezza Brunetta accanto alla tavola gigante degli adulti. E lì, aspettavamo che piovessero dall’alto gli avanzi degli adulti. Come gli antichi romani che dopo avere rosicchiato per bene le cosce di pollo, lanciavano l’osso agli schiavi. Insomma, per farla breve, ricordo quand’erano i grandi a comandare e pensavo: verrà anche il mio turno. Già immaginavo il giorno in cui avrei lanciato gli avanzi del pollo a mio figlio vegano.

Purtroppo però da quando ero bambino a quando sono diventato grande, c’è stata una catastrofe. Psicologi dell’infanzia e pedagoghi si sono scatenati, e dove non sono arrivati loro ci ha pensato Internet a capovolgere lo status delle cose. Morale, oggi, che toccherebbe a me comandare, sono i bambini a farlo. Accendi la tv e vedi cantanti di 10 anni che dicono di avere avuto un’infanzia difficile, bambine che spiegano l’ecosistema in mondovisione mentre gli scienziati fanno i commessi da Mc Donald perché non c’è lavoro. Oggi se tenti di spiegare a uno di dieci anni come funziona una cosa, lui prima smanetta sul cellulare e poi ti risponde «lo so già».

E ripenso a quand’ero piccolo io. Ai miei genitori, che seppure senza Internet avevano una risposta a ogni domanda. E la risposta era sempre la stessa: «Perché de sì!». E se mi azzardavo a obbiettare, mi arrivava una spiegazione a braccio. Anzi, a mano. Insomma, na pappina.

Però quelle pappine t’insegnavano che prima di parlare bisogna imparare ad ascoltare. E per avere qualcosa da dire serve tempo e fatica; non basta una buona connessione. Ai miei tempi (oh no, m’è scappato) gli anziani erano rispettati e ascoltati. Anche senza follower, erano influencer.

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