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Che lotta per conquistare un parcheggio

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D i questi tempi, trovare un parcheggio libero in centro è un mezzo miracolo. È quasi un segnale divino, come se qualcuno sbucando dalle nuvole ti dicesse: «fratello, tu sei il predestinato!». Spesso quando siamo in macchina siamo costretti a subordinare la meta al parcheggio: non andiamo più dove vogliamo ma dove pensiamo che riusciremo a trovare un parcheggio libero. L'altro giorno volevo andare in pizzeria ma non sapevo dove lasciare la macchina perché non c'era un buco libero, e mentre vagavo alla ricerca di un parcheggio, piano piano mi sono allontanato sempre di più dalla pizzeria. Per farla breve, mi sono ritrovato davanti al S. Camillo dove un tipo stava uscendo dal parcheggio, e così invece di farmi una pizza mi sono fatto una radiografia. Con lievito di pasta madre. Quello che si dice economizzare i tempi.

La difficoltà di trovare parcheggi liberi ha però il suo lato positivo: si conosce un mucchio di gente. Quando vado a Milano passo serate intere in macchina. Accendo l'autoradio e sto dentro, fermo nel parcheggio col finestrino abbassato. Non passano cinque minuti che inizia ad arrivare gente che mi chiede se voglio uscire: «esce?» «volentieri, un aperitivo prima di cena?» «intendevo ora!» «boh.. facciamo le 19?».

Il problema del parcheggio non si pone al centro commerciale, seppure, anche in quel caso, la vita non ti regala niente. Occorre agire con astuzia. Ecco la tecnica migliore. Quando vedi uno girare tra le auto con un carrello pieno, ti devi infilare nella sua scia. Devi seguirlo con destrezza, senza farti notare, come il leone quando segue l'antilope zoppa (zoppa per via che il carrello ha sempre una ruota che va per conto suo). Poi, non appena la preda raggiunge la sua macchina e apre il bagagliaio per scaricare il carrello, con un guizzo felino esci allo scoperto e ti avvicini per reclamare il premio. Ma non devi avvicinarti troppo, perché il segno del tuo paraurti sulla sua tibia potrebbe insospettirlo (la stagione della bontà reclama qualche sacrificio). È sufficiente fermarsi a un paio di metri per segnare il territorio; così da rendere chiara la situazione: tu esci ed io parcheggio. Ma purtroppo non è sempre così facile. Alle volte occorre stargli a una distanza maggiore per non farlo insospettire, perché certi se capiscono che vuoi parcheggiare ci impiegano apposta il doppio a scaricare il carrello. Una volta un tizio vedendo con la coda dell'occhio che lo seguivo ha spinto il carrello fino a casa pur di non lasciarmi il posto.

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