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Un incontro sorprendente e curioso

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Nel cammino che sempre facciamo a Roma, in occasione della Assemblea primaverile della CEI, è particolarmente bello incontrare direttamente papa Francesco.
Lo attendiamo sempre con interesse. Tutti pronti alla sua parola, come Pastori in Italia, poiché il Papa, come Vescovo di Roma, è anche il Primate tra di noi. Ma è soprattutto al suo cuore che noi guardiamo, da cogliere in gesti ben precisi. Cui seguono, le sue parole chiare ed incisive.

Come sempre sa fare. Ma poi c’è sempre quale novità.
In quest’aria di attesa, si era infatti innestato il gesto veramente inedito del Card. Konrad, quell’umile porporato che si è infilato nel sotterraneo di un enorme condominio romano, per riaccendere la luce alle tantissime famiglie, cui avevano staccato l’energia elettrica. Necessaria e vitale per tanti bambini ed anziani. Un nodo che farà tanto discutere, per la sua forza morale. Subirà - lo sentiamo - anche processi. E non solo mediatici. Perché il gesto sa di profezia, di amore ai poveri e ai dimenticati, per sciogliere situazioni complesse, che superano la burocrazia. Perché dietro quel gesto, c’è un mondo di prossimità e di passione operativa che leggiamo nel cuore dello stesso Pontefice.
Certo, chi ha conosciuto l’Eminenza, non è rimasto del tutto sorpreso.

Proprio come è capitato anche a me, mentre anni fa chiedevo un aiuto in Vaticano per una famiglia poverissima della mia diocesi. Mi trovai davanti un semplice “prete”, con il suo giaccone, sbrigativo ed essenziale. Poche parole. Un cenno di gratitudine all’eminenza. E l’offerta in mano, subito consegnata alla famiglia, con un coro di benedizioni. Come ai piedi dello stesso condominio.
Ecco, perché l’incontro con il Papa è sorprendente. Con noi vescovi, poi, è sempre affettuoso. Parliamo di tutto. E lui sa rispondere a tutto. Non risparmia rimproveri. Benevoli, certo. Ma precisi. Soprattutto, sa esortare. Come quando affronta il tema delle prediche. Spesso, afferma, sono una frana! Per questo, ci ha affidato questo consiglio: «ogni predica sia sempre breve. E fatta di tre cose: una Parola ben meditata su cui fondare il tutto; un pensiero lucido, da svolgere con chiarezza; ed un’Immagine che sia capace di incollare l’attenzione degli ascoltatori!». E bravo! gli abbiamo detto, tramite un applauso intenso. Proprio perché l’omelia deve toccare e colpire, dato che siamo in una società liquida!

Interessante poi, sempre in ascolto delle nostre domande dirette, come sia capace di far emergere il suo passato di studioso gesuita, in Argentina. Alla domanda, sulla formazione dei nostri Seminaristi, fa un preciso riferimento alla dimensione umanistica: Se leggi Dostoevskij, farai molta meno fatica a spiegare il mistero del male? E così il testo dei Promessi Sposi. Citava, a questo proposito, il racconto di un carcerato, che dopo averli letti, scrisse una lettera aperta a Fra Cristoforo: Ti comprendo, ti guardo con speranza, poiché anch’io, lungo la mia strada, ho ucciso un uomo, come hai fatto tu! Indicami tu la strada del riscatto!

E sento che questa esperienza raggiunge anche me, perché proprio nel mitico ’68, in un momento difficile in seminario, fu la lettura pacata dei Promessi Sposi a restituirmi progettualità e speranza: «Perchè Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa ed una più grande!». Resterò così perennemente grato alla lettura della sofferenza, fatta dal credente Manzoni!
E che dire dell’Europa? Il papa è stato chiarissimo. Convinto e convincente. Ripeteva spesso l’espressione: Ridiamo un cuore all’Europa! Niente Paura. E i Migranti? Ma l’Europa, da chi è stata fatta se non da loro? Io stesso, sono figlio di una famiglia migrante! Troppo abbiamo dimenticato! E ribadiva così i tre verbi, che già ci aveva regalato in gennaio: accogliere, dialogare ed integrare!. Grazie, ancora, caro papa Francesco!

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