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Aprire le porte a chi soffre e bussa

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Sento che quei pastori, che pernottavano all’aperto, si fanno i protagonisti del nostro messaggio di Natale. Vegliando tutta la notte sul loro gregge, furono avvolti dalla luce. Presi da grande timore e rassicurati da un angelo, videro un bimbo avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Sono le parole usate dall’evangelista Luca (Lc 2,1-14) per narrarci l’evento della nascita di Gesù. Così quei pastori sono resi protagonisti assoluti dall’annuncio dell’angelo. Nessun altro prima di loro aveva assistito a quel miracolo, quando Maria e Giuseppe poterono abbracciare il figlio di Dio. Tutto sta nell’umiltà, decisiva in ogni contesto, ieri come di oggi. I pastori provengono, infatti, da ambienti poveri, a volte anche emarginati, di cattivo odore, allontanati da tutti. Specie da chi aveva potere o accademia.

Perciò, anche oggi il Natale richiede a noi di avvicinarci a quella grotta, dove giace la Luce, con uno spirito di timore, di adorazione, di essenzialità. Ma in questa notte ci presenteremo ancora più certi di una presenza d’amore accanto a noi. Gratuita. Vera! Perché Dio è concreto nell’amarci, nel soccorrerci, nel far fiorire i nostri deserti. E perché questo avvenga, il Papa ci suggerisce una regola d’oro: «Credere che Dio può tutto se, in tutto, di lui ci fidiamo!». Dio si prende cura delle nostre stanchezze, delle fragilità. Basta coinvolgerlo tra le pieghe e le piaghe della nostra storia. Siamo noi quella grotta. Fatta di limiti ma anche di accoglienza. Di doni umili ma autentici. Quel luogo, fatto di paglia, di precarietà, di promessa esaudita, dove sono riuniti cielo e terra, creatura e Creatore, sta a dimostrare che nulla è impossibile a Dio. Ogni guerra fatta contro l’uomo è una guerra contro Dio stesso, che si è fatto uomo. Ogni oltraggio commesso è perciò un’offesa a Lui, il Vivente. Ma c’è anche da dire che presso quella grotta non ci sono privilegi né élite. La realtà autentica del presepe è cantata nel Magnificat: sono allontanati i superbi, detronizzati gli arroganti, mandati a mani vuote gli egoisti; innalzati invece gli innocenti e saziati gli affamati.

I pastori ci dicono così che quel bimbo nato a Betlemme è un Dio alla portata di tutti, accessibile a tutti, venuto per tutti. I pastori ci insegnano a ringraziare, ad avere il cuore sgombro da superbie, spirituali e culturali. Tutto cambia con uno sguardo umile. Dovremmo fare nostro questo atteggiamento, per accorrere alla mangiatoia e inginocchiarci in silenzio davanti alla grandezza di Dio, scoprendo in quegli occhi di cielo di Gesù quella parola che tutto cambia e tutto irradia di vita nuova: «Io sono venuto per te!». Ecco perché è prezioso celebrare il Natale. Anche solo per ricordare questo! «Io sono venuto per te!». Sentendolo echeggiare nel cuore, come un olio di conforto che scende fin nelle ferite più profonde di ciascuno. La fede è tutta un cammino a tappe. Fatto di segni e mai di riduzioni. Di salite e di gioie. Nel quale siamo sempre accompagnati da un angelo che ci sollecita ad andare, a guardare, a riconoscere. Siamo in fondo un piccolo gregge invitato a non temere e a credere. A permettere che questo Dio entri nel mondo, non solo nel nostro cuore. Ma in che modo? Proprio come ci indica questo racconto:

C’era una volta un re che chiese al pittore di corte di realizzare un nuovo dipinto per il suo palazzo. Il Re era molto credente, per questo disse al pittore: «Tu sei molto abile coi colori e i pennelli, e sei anche il più creativo fra gli artisti di questo regno. Fai per me un nuovo quadro, per abbellire il mio palazzo». «Certamente sire» rispose il pittore «cosa vuoi che raffiguri questo quadro?» Il re disse subito: «Il tema per il quadro è molto semplice ed è questo: Dio che bussa alla porta dell’anima». Il pittore tornò alla sua bottega per preparare il quadro. Era felice di essere stato scelto dal re per un compito tanto importante. Ma era assai preoccupato perché non sapeva cosa disegnare! Pensava tra sé: «Come posso disegnare Dio che bussa alla porta dell’anima?» Tuttavia non si perse d’animo e si mise all’opera.

Quando il quadro fu completato andò tutto contento dal re e gli disse: «Sire, ho finito il quadro che mi avevate chiesto. Domani lo porterò a corte per mostrarvelo!». Il re fu subito entusiasta e radunò all’indomani tutta la corte, con i migliori artisti e i critici d’arte del paese. Quando tutti furono radunati, il pittore mostrò il quadro che aveva realizzato. Era una tela meravigliosa, dipinta con grande maestria: raffigurava Dio che giunge alla porta dell’anima e bussa. I dettagli erano curatissimi, le proporzioni perfette. Partì immediatamente un grande applauso, tutti erano pieni di stupore e anche il re era soddisfatto. Ma un critico d’arte, dall’aria sospettosa, si fece avanti e disse: «Scusate, signor pittore, ma io trovo un difetto nel vostro quadro: avete dimenticato la maniglia a quella porta! Come fa Dio a entrare?». Gli occhi di tutti si posarono sul pittore in attesa di una spiegazione. Ma il pittore, tranquillo, rispose: «La porta dell’anima alla quale Dio bussa si apre solo dal di dentro: Dio entra solo se l’uomo accoglie». In quella notte di Natale veramente ci sei anche tu, per dar il cuore al Signore, aprendo casa, porte e porti a chi soffre e bussa. Buon Natale a tutti.

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