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Recuperare il valore dell'essenzialità

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L’essenziale resta il migliore investimento nella vita. Nello scenario attuale, dove spesso alla precarietà è contrapposto lo sfarzo eccessivo, possibile solo a pochi, le disuguaglianze si riscontrano dappertutto e risultano sempre più inaccettabili. Siamo tutti spighe che hanno però bisogno dello stesso nutrimento per gravidare di vita, di futuro.

Quando invece ad alcune spighe manca questo sostentamento, è allora che esse, invece di rigogliare vigorose, lentamente deperiscono. È quanto stanno discutendo anche al summit di Katowice, in Polonia, iniziato la scorsa settimana fino al prossimo 14 dicembre. È la COP24, la Conferenza delle Parti, promossa dalle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, composta da duecento Paesi di tutto il mondo. Si spera che il vertice dei paesi firmatari della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dia risposte ancora più certe all’urgenza del limite di 2 gradi, imposto dal COP21 di Parigi, che sta risultando però insufficiente per il recupero reale della salute del creato. L’equilibrio del pianeta è seriamente compromesso. Bisogna fare di più. Insieme! Considerando fondamentale l’azione di ciascuno. Quella azione ordinaria. Costante. L’impegno di tutti è realmente la soluzione per custodire i beni della natura. Siamo tutti responsabili di tutto. Proprio perché la terra è la «casa comune».

Rievoco l’invito presente in un antico sonetto che ricorreva con una ritmica che definirei «cardiaca»: «Il cosmo risorgerà, quando farai di te, non più una roccia indolente, ma una stella splendente». È tutto qui il senso: ciò che abita nell’uomo ha sempre poi un riflesso esterno. In bene o in male. Se c’è l’avvelenamento del male, si diffonderà l’inquinamento. Bisogna perciò contrastare le povertà nascoste dietro forme di schiavitù che sembrano difficili da estirpare. Considerando che crisi sociale e crisi ambientale oggi sono collegate e dilaganti, si deduce che la corruzione del cuore umano coinvolge sempre anche il creato. Il grido dei poveri è anche il grido del creato. Le nudità causate dalle iniquità vanno rivestite col manto della giustizia.

Come ritroviamo nella prima lettura di oggi, il frammento stupendo del Libro di Baruc: «Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo». È rivolto ad ognuno di noi, perché abbandoniamo le logiche di morte, di divisione, di contaminazione per la corona della dignità. Quella che non è data da un ruolo sociale, da un’autonomia idolatrica, ma da scelte eroiche di bene quotidiano, di mani aperte e solidali. Con l’altro e con la terra. Perché fatte con Dio. Dovrebbero essere queste le piste formative ed educative da battere insieme ai giovani.

La tragedia della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, ad Ancona, ci coinvolge e sconvolge come adulti; ci interroga. Perché si arriva a tanto? Perché il divertimento spesso è segnato da una caccia all’estremismo sfrenato? Un concerto diventato una strage. Resta una pagina assurda. Non si può perdere la vita per un momento che dovrebbe essere di festa, di aggregazione, di spensieratezza. È l’essenziale che manca. L’essenziale che deve tornare ad affascinare, specie le vite giovani che guardano avanti, senza più il vuoto di atti incontrollati, insensati.

Facciamo nostro, allora, il grido del Battista nella domenica odierna, carico di provocazioni sociali dirette, come la lotta contro la corruzione o l’impegno per una politica lungimirante, fatta di strade diritte, dove si costruisce l’essenzialità: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

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