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Dalla parte degli esclusi e dei derelitti

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Più di un terzo dell’Umanità è povero. È oppresso dalla fame, dalla sottomissione, dalle disuguaglianze sociali. In questa seconda Giornata Mondiale dei Poveri istituita da Papa Francesco come non fare nostre le lacrime di quanti stanno in basso, calpestati nella loro dignità. Gli ultimi. E impegnarsi decisamente per un rinnovamento cosmico, integrale, che si curi degli esclusi, di quelli che «non contano».

Il tema scelto per quest’anno, «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7), evoca il senso profondo di quanto Gesù ci ha consegnato, unendo «Padre nostro» a «pane nostro». Il grido del povero è la sua sofferenza, la sua solitudine, la sua delusione e la sua speranza. È il gemito di chi ha fame, ha sete, ha voglia di vivere, di stare a questo mondo non da dimenticato, ma da persona. Come tutti. Nello scavo tragico delle povertà presenti nel mondo, l’elemento scatenante è proprio quello della violazione dei diritti umani, la violenza contro i deboli.

Risuona ancora più possente quanto che il Papa pone al centro del suo messaggio: «Quanti poveri sono oggi al bordo della strada e cercano un senso alla loro condizione! Quanti si interrogano sul perché sono arrivati in fondo a questo abisso e su come ne possono uscire!». È questo fermarsi la sollecitazione primaria cui siamo invitati, per domandarci realmente perché si è caduti in povertà e come liberare da questa morte quotidiana. Non basta assistere. Non basta dare e poi scappare, tornando alle proprie sicurezze. È necessaria una vera «attenzione d’amore» come agire storico che non si adopera solo a denunciare l’ingiustizia istituzionalizzata degli sprechi, del di più dei ricchi, ma condivide quel che ha col povero, onorandolo in quanto fratello e cercando perciò il suo bene, la sua redenzione. Lo sforzo è richiesto a tutti, per restaurare la forza dell’aiuto vicendevole, della solidarietà.

Perché amare Dio e amare il prossimo sono un’unica vocazione, per un’unica trasformazione di riscatto umano e sociale.
In poche parole bisogna che in questa giornata ascoltiamo più a fondo «le doglie dei poveri», come ci suggeriva don Primo Mazzolari. Credendo che volgersi verso il grido del povero è come girarsi verso la luce nuda e semplice, un mistero nascosto che rischiara tutta la creazione. Faccio mio il monito di questo sacerdote profetico. Mai vestire la Chiesa invece di vestire i poveri. Ci sono uomini di Chiesa che riservano i primi posti ai ricchi, scartando i poveri. Perché è allora che Cristo è tradito e l’Umanità è ferita, portando i poveri a sentirsi non più gente di casa a casa loro, ma della porta, accattoni, ossia cristiani dell’ultimo posto.

«Viene l’ora - gridava dal pulpito don Primo - in cui ogni sacerdote che non vive veramente il voto di povertà, allontana invece di avvicinare, esponendo la Chiesa alla cacciata dal Tempio di ogni trafficante che ha venduto Dio per la propria avidità e il fasto, e ha scacciato il povero, per non far perdere decoro alle sue pompe mondane e alle sue conservazioni». La coscienza deve farsi scomodare da queste parole e considerare che vivere per i poveri, con e come loro, è ben altro che parlare di loro e far belle prediche sulle loro condizioni di disagio e sofferenza. Questo vale anche per quella Politica che spesso non riconosce che tante povertà sono state generate proprio dall’abuso delle risorse comuni, dalla corruzione, dalla convinzione che l’altro è merce. Ecco perché avere attenzione del bisognoso, significa aiutare la giustizia sociale a fare la propria strada, con l’attuazione di una preferenza instancabile dei disagiati. Certi che, mentre si riempie la mano del povero, si stringe quella di Dio stesso. Le mani del povero sono la miglior banca che esista. Non teme inflazione. Anche perché nessuno potrà fermare la collera dei poveri, come la definiva il papa san Paolo VI, nella sua enciclica Populorum Progressio. Testo magisteriale sempre più profetico. E lo si vede, ora, alle frontiere del Messico verso gli Usa. Nessuno li fermerà quelle migliaia di «pellegrini». Tanto meno i soldati, pur se migliaia! Muro contro muro. La storia che parla. Come nella Repubblica  Centrafricana, dove la violenza ha ancora una volta ucciso preti e cristiani, per odio religioso e razziale. Quante lacrime!

Le sorti del mondo, in fondo, si decidono con un solo coinvolgimento attivo da parte di ciascuno. O alla logica del dominio o a quella del dono! Privilegio o servizio. Pretese o ringraziamenti.

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