Salta al contenuto principale

Olimpiadi, il Trentino imiti la Catalogna

Tempo di lettura: 
4 minuti 38 secondi

Come evidenziato su l’Adige del 31 luglio scorso dall’assessore al commercio e turismo del comune di Baselga di Piné, le Olimpiadi 2026 potranno certamente rappresentare un’occasione importante per lo sviluppo dell’intero Trentino, e non solo per le località che ospiteranno gli eventi sportivi.

Questo però a condizione che la dimensione e l’impatto della manifestazione sportiva vadano oltre l’evento in sé, che deve quindi rappresentare l’occasione per la definizione di una più ampia strategia territoriale. Gli esempi di grandi eventi, non solo olimpici, annunciati con grandi clamori, ma che hanno lasciato grattacapi a partire dalla cerimonia di chiusura, sono vari e non solo in Italia. Nel contempo vi sono esempi virtuosi, dove il grande evento ha rappresentato la leva per una completa ridefinizione delle strategia di sviluppo di un territorio.

Ad esempio, le Olimpiadi di Barcellona del 1992 hanno consentito di gettare le basi per quello che è stato lo sviluppo urbanistico, culturale, turistico, economico non solo di Barcellona, ma dell’intera Catalogna.

È possibile un percorso di questo tipo in Trentino? A mio avviso ci sono molti degli ingredienti per poterci provare. Questi “ingredienti” sono però di due tipi. Servono innanzitutto le infrastrutture, le risorse umane, la capacità di gestire grandi eventi sportivi. Su questi aspetti sono certo che al Trentino non manca nulla, tanto più che molte infrastrutture ci sono già, e hanno bisogno solo di un ammodernamento. Certamente non preoccupa la capacità ricettiva, già di ottimo livello, ma che potrà essere incrementata, sempre con un occhio di riguardo alla sostenibilità.

Poi questi ingredienti devono essere amalgamati tra loro, altrimenti da soli servono unicamente a gestire un pur importante evento sportivo. Quindi servono dei “catalizzatori” affinché, come scriveva Elisa Viliotti, le Olimpiadi siano punto di partenza e non di arrivo, e quindi consentano di utilizzare gli ingredienti del primo tipo verso la definizione della visione del territorio e del suo sviluppo. Ma questa visione dovrà essere definita ora, non durante il brindisi che seguirà la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici. Solo in questo modo il percorso che ci porterà al 2026 ci consentirà di organizzare un evento ad alto livello, facendo nel contempo in modo che esso abbia realmente un impatto positivo, inteso nel senso più ampio del termine, sull’intero territorio trentino.

In altri termini, sin da ora è necessario definire una visione futura di lungo periodo, che cerchi di rispondere alla domanda: come vorremmo che sia il Trentino dei prossimi trenta anni? Quali infrastrutture? Quale mobilità? Quale rapporto tra centro e periferie e tra cittadini e istituzioni? Certamente le tecnologie potranno avere un impatto importante. Si parla spesso di smart cities e si parlerà in futuro sempre più di smart communities, ad esempio Helsinki si definisce ormai Smart Region, ma cosa vuol dire concretamente?

Sono temi che sono studiati, anche da un punto di vista delle scienze sociali, soprattutto nei paesi scandinavi. Certamente è un’area che ha una dimensione tecnologica importante, ma è una componente a mio avviso secondaria. La smart community non è solo quella dove un’app ti dice tra quanti minuti passa l’autobus o dove puoi pagare il parcheggio con lo smartphone. Questo approccio per certi versi arriva ad introdurre ulteriori elementi di separazione all’interno di una comunità, tra chi possiede le capacità di utilizzare la tecnologia e chi no. Il vero salto, la vera sfida, è declinare l’aggettivo “smart” su nuove regole di governo, in grado di ridefinire i meccanismi, formali ed informali, di governo di una comunità, in un contesto appunto “smart”. Quello che accadrà nei prossimi anni, richiederà certamente visione, ma soprattutto sarà necessaria la sua condivisione. Sarà questa capacità di ridefinire e condividere il senso stesso delle comunità, che ci consentirà non solo di organizzare benissimo, come sono certo, i Giochi Olimpici, ma anche di trasformare gli investimenti funzionali ad essi in elementi di sviluppo del territorio. Senza questa visione correremmo il rischio, terminati gli eventi sportivi, di darci tante pacche sulle spalle, ma di ritrovarci il giorno dopo con un po’ di amaro in bocca, vuoi perché i riflettori si spegneranno, vuoi perché si cercherebbe di dare un senso a posteriori a ciò che è stato fatto.

L’altro schema è invece quello di creare un moltiplicatore “smart” di questi investimenti, in grado di trasformare i costi dell’evento olimpico in investimenti ad alto valore aggiunto, dove il termine “valore” viene declinato sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale, che sono in definitiva due facce della stessa medaglia.

Allora la prima sfida che dovremo affrontare sarà il come definire la strategia di sviluppo del territorio, il come coinvolgere le comunità, le associazioni di categoria, il mondo della cultura e dello sport in genere, il volontariato su questa visione. E una delle domande dalle quali partire è: le nostre Istituzioni sono in grado di gestire, con le attuali regole, questo passaggio? Si possono trovare forme innovative di coinvolgimento delle comunità, al fine di rendere solido il terreno sul quale costruire non solo un’Olimpiade, ma innanzitutto un percorso di sviluppo di un territorio, che dovrà essere alla fine attrattivo da ogni punto di vista, non solo per il turista, ma anche e soprattutto per chi ci abita e per chi vuole venirci a vivere.

Perché non provare quindi a vedere l’organizzazione dell’evento olimpico come una sorta di laboratorio del futuro? Una sorta di contenitore dove i giochi olimpici sono strumento per sperimentare soluzioni innovative, anche dal punto di vista del governo del territorio, del rapporto tra comunità e tra queste e le Istituzioni.
È una scommessa che secondo ma sarebbe importante provare a giocare.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy