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Alzheimer, in Trentino 7 mila

malati richiedono sostegno

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Il 21 settembre è la giornata mondiale dedicata all'Alzheimer che rappresenta nel mondo la forma di demenza più diffusa.

Si valuta che nel mondo i nuovi casi in un anno siano circa 9,9 milioni pari ad un nuovo ammalato ogni 3,2 secondi e che le persone complessivamente colpite dal morbo di Alzheimer siano pari a circa 50 milioni, numero destinato a triplicare nel 2050.

In Italia attualmente i malati sono circa un milione e in provincia di Trento 6 -7 mila.

Sul piano della sensibilizzazione, dell'informazione e della formazione si è continuato da anni a lavorare, ma molto rimane ancora da fare per costruire una rete di accoglienza socialmente significativa per il malato e per la sua famiglia o per chi se ne prende cura.
Permane ancora una sorta di stigma e spesso le famiglie cercano di nascondere la malattia isolandosi all'interno delle quattro mura domestiche. In Italia stanno nascendo qua e la le città o i quartieri Dementia Friendly Comunity dei luoghi ove tutti i cittadini sono coinvolti, imparano a rapportarsi alla persona malata per rompere l'isolamento e farla star bene nella sua comunità.

Sono esperienze importanti di crescita di una comunità solidale che dovrebbero espandersi a macchia d'olio.

Sul piano della cura purtroppo a tutt'oggi non è stata individuata alcuna terapia efficace e le molte sperimentazioni fatte dagli istituti di ricerca non hanno dato i risultati sperati.
Recentemente si è compreso che forse la strada che può portare a qualche risultato importante è quella di intervenire prima che la patologia si manifesti in modo eclatante. Quindi diviene fondamentale la diagnosi precoce e il ruolo centrale che può avere il medico di medicina generale nell'individuare i primi segnali anche lievi presenti nella persona per programmare eventualmente accertamenti più sofisticati che ne chiariscano l'effettiva esistenza o meno.

In Provincia i medici sono stati coinvolti dalla Azienda Sanitaria l'anno scorso dotandoli di strumenti di conoscenza e semplice utilizzo (test) per i primi accertamenti. Siamo ancora in una fase del tutto iniziale con dati raccolti ancora molto parziali e contradditori.

Sul piano della prevenzione, legata agli stili di vita corretti, c'è tantissimo da fare perché la consapevolezza della reale efficacia è largamente sottovalutata nonostante i molteplici riscontri scientifici.
In questo settore è importante intervenire nell'arco di tutta la vita della persona a partire dall'infanzia attraverso piani di intervento diversificati.

Una vecchiaia in salute con stimoli sia per la parte cognitiva che per quella sociale associata a un regolare esercizio fisico può ridurre il rischio di incappare in una qualche forma di demenza.
Da ultimo, ma non certo per importanza, l'attività del prendersi cura della persona affetta d'Alzheimer che per oltre il 70% dei casi è la famiglia e all'interno della famiglia nel 90% sono donne. Chi si prende cura di queste persone malate spesso lamenta di sentirsi sola, di perdere i contatti con parenti e amici, di soffrire spesso di depressione.

La vicinanza, il sostegno di chi si prende cura, la conoscenza delle varie fasi della malattia e dei problemi che comporta nella gestione quotidiana (disturbi del comportamento, wondering, allucinazioni, apatia, e altro ancora), creare una rete socialmente significativa che possa garantire momenti di sollievo dall'onere del prendersi cura sono tutte cose necessarie e che andrebbero realizzate.

Renzo Dori è presidente dell'Apsp «Margherita Grazioli» di Povo

 

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