"Franchigia sui rifiuti, Amnu ora la rimborsi"

Dopo la sentenza  della commissione tributaria del  2 febbraio di quest'anno contro Amnu, con la quale si è dichiarato illegittimo richiedere ai cittadini di pagare un volume minimo di conferimenti dei rifiuti, a muoversi ora è il Centro di rcerca e di tutela dei consumatori e degli utenti di Trento. In una nota ieri il Centro di via Petrarca ha fatto sapere non solo che tutti gli utenti di Amnu hanno diritto al rimborso delle somme indebitamente versate negli ultimi 5 anni a titolo di «conguaglio volume minimo dei conferimenti», ma ha inoltrato una richiesta di chiarimento a tutti gli enti gestori che si occupano dei rifiuti in Trentino. rifiuti
La questione nasce da una vicenda giudiziaria iniziata nel 2006 quando un cittadino di Pergine decise di impugnare la pretesa da parte della società municipalizzata Amnu di ottenere il pagamento di una quota fissa minima, slegata dal reale conferimento di rifiuti. La richiesta di pagamento è considerata legittima dall'Amnu perché si rifà «al modello adattato dalle deliberazioni della Giunta provinciale del 2005 e poi anche nel 2007 che avevano stabilito la possibilità di fatturare una quota fissa».
Dopo una prima sentenza del Giudice di Pace che diede ragione al cittadino, ci fu il ricorso da parte dell'Amnu fino ad arrivare alla Commissione Tributaria di primo grado con l'ultima sentenza di febbraio che ha dichiarato illegittima una quota minima fissa da pagare.
«Intanto attendiamo che la sentenza contro l'Amnu diventi definitiva, ma la nostra preoccupazione - ha spiegato Carlo Biasior del Centro di Ricerca e di Tutela dei Consumatori e degli Utenti di Trento - è che questo problema ci sia anche nelle altre aziende sul territorio».
Ecco allora che una lettera di chiarimenti è già partita per gli enti gestori che operano nei 217 comuni trentini. Nel caso venisse appurato l'esistenza della stessa problematica, i cittadini potranno rivolgersi al Centro per avere un modulo e  presentare un'istanza nei confronti del proprio gestore per farsi risarcire l'importo pagato negli ultimi 5 anni.
«Serve rilevare - spiega Biasior - che esiste una sentenza che ha chiaramente detto che i regolamenti che si rifanno alla normativa provinciale, per quanto riguarda il pagamento del volume minimo di conferimento, siano illegittimi perché in contrasto con le norme europee».
Alcuni legali evidenziano inoltre come le disposizioni della Provincia siano contenute in decreti del presidente della Giunta provinciale e come tali hanno valore solo di regolamento e non di legge. Secondo il diritto un regolamento che contrasta con la normativa europea è considerato illegittimo e non può nascere nessun contrasto di competenze. «In materia di tributi non è possibile avviare una class action ma in attesa di avere una risposta dai gestori - ha affermato Biasior - mettiamo a disposizione a ciascun consumatore i documenti per inoltrare individualmente le richieste di rimborso all'azienda e, in caso di risposta negativa, alla Commissione tributaria di 1° grado di Trento».

Gestori od appaltatori non vogliono che i cittadini conoscano come funziona la "filiera" di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
E tantomeno come vengono spalmati i costi reali del servizio, facendo pagare agli utenti onesti gli abusi di chi produce rifiuti in quantità e non li ricicla correttamente!
L'importante è crescere il business e mandare il conto a Pantalone!

ma figuriamoci, secondo te loro lo fanno? :D Il bello è che se un utente non paga, gli mandano polizia, equitalia...

creare un altro problema agli anziani, facciano il rimborso d'ufficio costa meno a tutti

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