«La cultura deve avere la capacità di aggiungere qualcosa al tempo che attraversa. Se diventa cristallizzata, alla fine, non produce più nulla». Usa quest'immagine l'assessore provinciale alla cultura, Franco Panizza , per argomentare le sue scelte in merito alla riorganizzazione della macchina culturale trentina, recentemente criticata da alcuni operatori del settore. Ma Panizza, mettendo mano alla rete museale del Trentino e alla struttura delle soprintendenze ai beni archeologici, artistici ed architettonici, non fa altro che ribadire un approccio che applica da quando siede sulla poltrona dell'assessorato, che ha lo scopo di modernizzare il mondo della cultura in Trentino. Perché, come spiega lui stesso, «la cultura deve essere ovunque: nel paesaggio come nei rapporti fra le persone. Solo in questo modo il Trentino potrà essere una terra che offre qualcosa di originale rispetto al resto del mondo».
Assessore, la riforma del sistema museale, attualmente in discussione, ha fatto storcere il naso a qualche direttore di museo.
«La riorganizzazione del sistema della cultura in Trentino fa parte del più ampio processo di pianificazione della macchina provinciale imposto dallo "spending review". Noi abbiamo affrontato la questione per primi e stiamo arrivando alla costruzione di un primo assetto che verrà prossimamente discusso in Giunta provinciale. In questo processo ho cercato di coinvolgere i direttori dei musei ed i soprintendenti per arrivare ad una bozza di riorganizzazione il più possibile condivisa».
Eppure qualcuno è perplesso su alcuni aspetti di questa nuova configurazione.
«Esistono, ovviamente dei piani "tecnici" e dei piani "politici". Non è ancora stata strutturata la versione finale della riorganizzazione: una cosa, infatti, è il mondo dei desideri ed un'altra è la dimensione delle cose veramente realizzabili. Nel caso delle soprintendenze, ad esempio, abbiamo a che fare con delle strutture consolidate dotate di personale che ha il suo legittimo diritto al lavoro. Il mio obiettivo è quello di far tendere la situazione attuale verso quella ideale. Si tratta di applicare un processo lento che possa essere corretto in caso di bisogno e capace di far "digerire" i cambiamenti senza provocare traumi».
P roprio all'interno delle tre soprintendenze, c'è chi non ha nascosto il mal di pancia per un possibile accorpamento delle strutture.
«La strategia non è quella di unire le tre Soprintendenze. Quello che non va bene è che ogni soprintendenza sia dotata di uffici amministrativi che sono spesso dei doppioni. Stiamo lavorando per creare un ufficio generale che condivida alcuni servizi come quello amministrativo, quello dei contratti e quello degli appalti. Occorre che le cose funzionino meglio e costino meno. Poi se vediamo che questo va bene e che sia auspicabile la formazione di una Soprintendenza unica con un unico consiglio di amministrazione, allora si potranno fare dei ragionamenti anche in questo senso. Ma ad oggi è prematuro parlarne e, sinceramente, non so nemmeno dire se si tratti di una scelta assennata».
Questo processo di riorganizzazione ha dovuto fare i conti con una certa inerzia istituzionale?
«Per fare questi cambiamento ho dovuto forzare un po' la mano. Negli enti funzionali, come i musei del Trentino, ma anche all'interno della struttura provinciale, come presso le Soprintendenze. Ad esempio, per quanto riguarda i musei, ho voluto essere più assertivo: dopo anni di prediche sulla necessità di avere una coordinamento fra i principali musei della nostra provincia, era stata fatto poco di concreto. Ora, con il Tavolo dei direttori dei musei, c'è un reale coordinamento, importante e produttivo».
Alcuni direttori hanno mostrato il bisogno di conservare alcune specificità
«È ovvio che alcuni servizi sono specifici di ogni singola realtà ed i musei fanno bene a valorizzare le punte di eccellenza e di qualità. Quello che non va bene è che esista un sistema museale che non sia percepito come tale. Non è possibile, ad esempio, che se una scolaresca in visita al Trentino voglia visitare i quattro musei, debba fare quattro telefonate diverse a quattro call center differenti. Sono cose che non hanno più ragione di essere. Se vado al Mart devo poter conoscere cosa offre il sistema museale del Trentino. Ma anche quali sono le altre offerte culturali di Rovereto».
Questo tavolo può essere l'occasione per far uscire dall'isolamento i singoli poli museali?
«Credo che questo tavolo sia un grande passo in avanti in questa direzione. Prima i direttori non si vedevano mai. Oggi possono interagire far di loro. E devo dire che si tratta di una interazione tra professionisti di alto livello, dotati di un livello culturale all'altezza del loro ruolo. Anche per questo è un peccato che non ci sia un dialogo tra le strutture museali: dal confronto, dallo studio di buone pratiche sperimentate fuori dalla nostra provincia, non può che esserci crescita reciproca e dell'intera proposta culturale trentina».
A proposito di spazi museali: quale sarà il destino di Palazzo delle Albere?
«Il Palazzo delle Albere, attualmente in ristrutturazione, potrà diventare un altro tassello di questa grande rete culturale. Me lo immagino come uno snodo, un fulcro, un laboratorio dove ci saranno le esposizioni del Mart, ma dove si potrà trovare anche un luogo per un dialogo con il vicino Museo della Scienza, e uno spazio per i linguaggi della contemporaneità. Una vera e propria porta culturale della città e della provincia».
La riorganizzazione delle strutture corrisponde ad una strategia delle politiche culturali?
«Fare rete e creare connessioni sono state due parole d'ordine del mio lavoro, perché sono convinto che gli investimenti in cultura non sono nulla se non creano valore aggiunto sui territori. Quando viene ospitato un artista in Trentino e questo non entra in connessione con la comunità insediata nel territorio, ecco che abbiamo perso un'occasione».
In questo senso, la cultura può essere motore di sviluppo?
«Occorre fare in modo che sempre più imprese riescano a vivere sulla cultura. Questo non è solo un auspicio, ma una condizione che questi tempi di crisi economica ci stanno dettando. La cultura può essere un'occasione di lavoro per quei giovani che non potranno più essere assorbiti dentro la pubblica amministrazione. Anche perché oggi abbiamo bisogno di personale elastico, capace di essere guida museale, accompagnatore territoriale, organizzatore di eventi teatrali. In questo senso i giovani potranno giocarsi un'importante partita creativa. Anche la prossima apertura del Museo della Scienza, ad esempio, avrà bisogno di tante piccole iniziative private che possano garantire l'offerta culturale per i residenti e per i turisti senza pesare troppo sulle risorse pubbliche».
«Se i musei dialogano la crescita è garantita»
22 Agosto 2012 6 commenti
- Articolo di: Alessandro Franceschini
verità. :
Si prende altro tempo per PACHER......no si perde solo tempo
22-05-2013 21:35
verità. :
MANCA L'AMICO DELLAI CHE FINANZIAVA !!!!!!!!!!!!!
22-05-2013 21:31
gibo :
già rotto il giocattolo? forse è ancora in garanzia? e ora i neo tifosi (solo se si vince ovvio...
22-05-2013 21:27
Alberto Longhi "il meteorologo" precisazioni :
a) sono un semplice meteoappassionato e non lavoro x nessun ente pubblico
b) l'articolo è...
22-05-2013 21:24
@trentina emigrata :
al tuo paese sarà più gettonato
22-05-2013 21:20
|
27 Aprile 2013
|
|
6 Maggio 2013
|
|
29 Aprile 2013
|
|
12 Maggio 2013
|
|
30 Aprile 2013
|
|
22 Maggio 2013
|
|
22 Maggio 2013
|
|
22 Maggio 2013
|
|
22 Maggio 2013
|
|
22 Maggio 2013
|
foto
video
Blog
L'Adige.it tag cloud




6 commenti
scopo del progetto descritto è proprio contrastare gli effetti del clientelismo. L'assessore sta assumendosi la responsabilità di scelte "impopolari", che ridurranno il numero di ridondanze amministrative (costose e inefficienti) e forse, progressivamente, dei baroni (vedi articolo dell'altro giorno con gli stipendi dei dirigenti provinciali). Bravo!
ancora c'è quest'individuo? Panizza e tutti quelli che gli ronzano intorno ( x usare un espressione gentile..ad essere più espliciti si rischia di essere volgari) verranno prima o poi ( più prima che poi!!) spazzati via da una moltitudine di gente che finalmente ha aperto gli occhi e ha compreso che la politica NON DEVE ESSERE clientelarismo e favoritismo ad amici di merende e compagni d'avventure!! é solo questione di tempo!
l'approccio dell'Assessore non è male. E' utile dare una smossa anche agli apparati amministrativi ed ai centri di potere intesi come "figure" inamovibili. Porsi obiettivi concreti da realizzare e "misurare" i risultati sarebbe una "buona pratica" politica. Si farà veramente? Temo un pò, pensando alle vicine elezioni!
Basta progetti autoreferenziali fatti in nome della cultura, inizino questi musei a finanziarsi da soli con privato e poco pubblico. Dimostrino che portino turisti e vi sia vero indotto, finitela di finanziare tutto nel nome della cultura !!!!
lui che "modernizza"? Lui così attaccato alle piume? Ma dai...
panizza e mellarini il peggio della politica trentina....