Nessuna mancanza di rispetto verso i Parlamenti. Solo una considerazione: alla fine qualcuno deve pur decidere. E questo spesso tocca farlo ai governi che hanno il compito di indicare un orizzonte. Il presidente del consiglio, Mario Monti, sceglie la via della nota ufficiale per rispondere alle critiche tedesche che gli vengono mosse da quasi tutte le forze politiche per la sua intervista al «Der Spiegel». I politici tedeschi, infatti, non hanno gradito le considerazioni del premier sull'autonomia che dovrebbero avere i governi dai parlamenti nazionali nelle trattative di Bruxelles.
Il coro di critiche di quasi tutti i partiti d'Oltralpe è unanime. Alcuni, come il segretario della Csu Alexander Dobrindt, non esitano a parlare di «attacco alla democrazia». Mentre il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly assicura che a livello europeo si rispettano «pienamente le competenze dei parlamenti nazionali». Soprattutto quando si tratta di prendere decisioni su provvedimenti finanziari. La cancelliera Angela Merkel non contesta ma dice che sarebbe bene «riportare un po' di calma nel dibattito».
A livello nazionale, la dichiarazione di Monti e la polemica che ne è nata in Germania, divide la maggioranza. L'ex ministro Pdl Renato Brunetta non capisce la ragione di tanto rumore perché in fondo il premier ha detto solo «come stanno le cose». E questo dimostra solo che da questa Europa «a trazione tedesca non possiamo aspettarci nulla». «Surreali e grottesche», commenta invece Francesco Boccia (Pd), sono le «critiche» tedesche. Monti «non ha parlato di parlamenti telecomandati dai governi ma di governi che devono avere il coraggio di disegnare una rotta». E poi, conclude, l'Italia non accetta certo «lezioni di democrazia» dalla Germania. Anche perché noi non abbiamo mai chiesto deroghe ai trattati come fece invece «la Germania nel 2003».
A sinistra, però, c'è anche chi la pensa come il leader Prc Ferrero che, commentando la frase di Monti, fa un parallelo con Hitler ricordando come il dittatore, «dopo aver vinto nel 33 fece votare al parlamento una legge che delegava ogni attività al governo, dopodiché le Camere non si riunirono più...».
Quella di Monti, incalza Matteo Orfini (Pd) «è una sgradevole sgrammaticatura. Che, fossi in lui, correggerei presto». La sua, azzarda il leader Idv Di Pietro, è una «lesione alla Costituzione» perché fa capire come consideri le Camere «un impedimento».
Monti in serata precisa la sua posizione: la «legittimazione democratica parlamentare è fondamentale nel processo d'integrazione europea». Lui non auspica «una limitazione del controllo parlamentare sui governi». Anzi, assicura, questo dovrebbe venire «rafforzato». Perché l'autonomia del parlamento nei confronti dell'esecutivo «non è in questione». Secondo Monti la sua uscita avrebbe voluto soltanto «sottolineare la necessità» che, per andare avanti nell'integrazione europea, si mantenga «un costante dialogo fra governo e parlamento». Durante i negoziati, afferma, può servire «una certa flessibilità per giungere ad un accordo», da esercitarsi sempre «nel solco di scelte condivise con il proprio Parlamento». Ed è in quest' ottica che ogni governo ha «il dovere di spiegarsi e interagire in modo dinamico» con le Camere, per «individuare soluzioni verso un comune obiettivo europeo». Insomma, spiegano da Palazzo Chigi, se il premier avesse dovuto rispettare alla lettera il mandato parlamentare italiano prima del consiglio europeo di fine giugno, quel vertice si sarebbe chiuso senza alcun accordo visto che le Camere chiedevano gli eurobond.
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1 commento
I tedeschi non si aspettavano una reprimenda simile da un Italiano. Toccato il nervo scoperto eh? Bravo Mario Monti, continua così; con loro serve il pugno di ferro nel guanto di velluto.