Andreatta molto seccato

Il sindaco  Alessandro Andreatta  si dice «molto seccato». Di più: deve essere molto preoccupato se arriva a parlare dell'arrivo dell'esercito in città per mettere un freno alla gravissime risse degli ultimi giorni. Il primo cittadino parla di situazione «oltre ogni limite» e che deve essere risolta con «soluzioni energiche». Il suo ragionamento è questo: se le forze attuali (polizia di Stato, carabinieri e polizia municipale) non bastano più per fronteggiare un'emergenza senza precedenti per il Trentino, bisogna chiedere aiuto «ad altre forze». Sindaco, questo significa che in Trentino arriverà l'esercito? «Non fate il titolo su questo, non è stato deciso. Ma certo, questa adesso è un'ipotesi. Ne parleremo domani (oggi per chi legge, ndr) all'interno del Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza». Un'ipotesi shock, ma del resto Trento non aveva mai vissuto situazioni così pesanti: «Ripeto: siamo andati oltre il limite. Gli scontri tra africani si sono verificati nelle parti centrali della città, e a lungo. Ora servono soluzioni energiche ed efficaci. L'esercito? Io sono contro la militarizzazione delle città ma se dovesse servire affronteremo anche questa ipotesi, anche se la prima strada da seguire è quella di potenziare la presenza ordinarie delle forze di polizia».
Andreatta ieri pomeriggio è stato chiamato più volte «da cittadini, assessori, consiglieri comunali che mi chiedono di intervenire. Non siamo più davanti ad un episodio isolato e noi dobbiamo fare in modo che ogni metro quadrato sia sicuro. Oggi siamo davanti ad una paura che è diventata reale». Certo che magari nei prossimi giorni dovranno essere affrontate le questioni legate alle politiche sull'integrazione: «Sono avvilito anche per questo, perché ho sempre creduto nell'accoglienza. Ma ora bisogna risolvere i problemi».
Il consigliere leghista  Vittorio Bridi , reduce da una giornata trascorsa, per usare le sue parole, «a presidiare la situazione assieme alle forze dell'ordine e ai giornalisti» commenta con un «lo avevamo detto». «Anzi, abbiamo continuato a dirlo. Quanto successo a Trento non ci sorprende. In Comune ho già depositato un'interrogazione riguardante Piazza della Portela (verrà discussa domani, ndr)». Per oggi, alle 11, la Lega Nord («Ci saranno anche il senatore Sergio Divina e il deputato, nostro presidente, Maurizio Fugatti») organizzerà un sit-in, che peraltro era già programmato». Bridi dice che ieri il suo telefono ha squillato per tutto il giorno («Cittadini che segnalavano l'ennesimo episodio di violenza e degrado»). Soluzioni possibili? «Fare come a Verona, dove i vigili urbani hanno la possibilità di fermare queste persone. Se non hanno un tetto e un lavoro, devono essere rimpatriati. Questi sono delinquenti. Non riuscirai mai a integrarli nella nostra società».
L'allarmismo non serve, ma anche per chi di solito si sforza di usare toni pacati, dopo le violenze di ieri, consumate tra Piazza Dante e il centro storico, è difficile non apparire preoccupati. Preoccupatissimi sono i negozianti. E  Loris Lombardini , presidente di Confersecenti, non nasconde i timori di chi in città lavora, di chi ha un bar, un ristorante, un negozio e si sente vulnerabile. Improvvisamente non ci si sente più al sicuro. «Improvvisamente» fino a un certo punto, fa notare lo stesso Lombardini. «Da giorni c'erano segnali che qualcosa stava per scoppiare. Sintomi si sono visti il giorno prima e il giorno rpima ancora. Quella a cui abbiamo assistito è una manifestazione criminale, che va al di là del'eccezionalità. Non è stata un'azione accidentale. Questi sono fatti strutturati. Mi preoccupo perché il questore al momento non sa indicare con esattezza se questo scontro è legto o no al commercio di droghe, anche se tutto lo fa pensare».
 Gianni Bort , presidente dell'Unione Commercio, ha assistito in diretta agli scontri: «Sono stati particolarmente violenti: una situazione impensabile per una città come questa. Dobbiamo riflettere e pensare. Non si può andare avanti così con gruppi di soggetti che corrono incontrollati, armati di bastoni per le strade del centro storico».
 Pierluigi Laspada , presidente del Cinformi, che si occupa di assistenza agli immigrati che si vogliono integrare nella società trentina, si è detto sconvolto da questi casi violenza. Ieri è stato in contatto con l'assessore provinciale alla solidarietà  Lia Giovanazzi Beltrami , che dice: «Credo che a certi comportamenti si debba rispondere in maniera risoluta, con forza. Inutile dire però che la stragrande maggioranza dei 48 mila immigrati presenti in Trentino è fatta da gente onesta che qui cerca una vita migliore».

 

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Ben detto Romoletto. In molti paesi l'immigrato deve rispettere le leggi e usi locali,...

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A detta di qualche illuminato (cittadino), gli abitandi di Cis dovrebberso sentirsi dei...

20-05-2013 17:29
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ma chi se ne frega degli ultimati del patt , partito che guarda solo alle sedie...

20-05-2013 17:28
 

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