Cullato nel grembo della sua mamma Mattia non ha avvertito le scosse di terremoto che hanno messo in ginocchio il paese nel quale crescerà, San Martino Spino, nel comune di Mirandola in Emilia Romagna. Ma la paura sì, perché quella la sua mamma, Patrizia Magri, non gliel'ha potuta risparmiare. Anche lei come i suoi conterranei a fine maggio ha sentito la terra tremare forte sotto i suoi piedi, ha visto le crepe che si sono formate nella casa del padre Romano ed ha temuto per il marito, Silvano Clementi, al lavoro in uno dei capannoni crollati durante la seconda scossa.
L'angoscia di quei giorni che hanno scandito il suo ultimo mese di gravidanza ieri è stata cancellata da un vagito, quello del piccolo Mattia nato alle 3.10 all'ospedale San Camillo. Gli ultimi lunghi giorni d'attesa, infatti, la giovane famiglia li ha trascorsi a Verla di Giovo, ospitata dai nonni paterni Clara e Clemente Clementi ed in compagnia del nonno materno Romano Magri.
«Quel giorno, il 29 maggio, mi trovavo a lavorare nel capannone della ditta per la quale lavoro - raccontava ieri Silvano Clementi, il neo papà -. Fortunatamente ero negli uffici, perché le macerie del capannone crollato quel giorno sono morte tre persone. È stato allora che abbiamo deciso di andare via, di aspettare la nascita di nostro figlio a casa dei miei genitori». Da quel giorno dunque si sono trasferiti temporaneamente in val di Cembra. «La nostra casa non ha subito danni - spiega mamma Patrizia - avremmo potutto rimanere, ma in quella di mio padre si sono formate delle crepe ed io non sarei stata tranquilla a lasciarlo lì».
Così è stato deciso il «trasloco» in vista dell'11 giugno, data presunta del parto. Ma Mattia non voleva saperne di nascere, forse, come ha ipotizzato la ginecologa che segue Patrizia, proprio a causa della paura vissuta per il sisma. Sta di fatto che il bimbo ha deciso di venire al mondo soltanto ieri. Mattia pesa 3 chili 680 grammi, dorme sereno nella sua culla con quei folti capelli scuri ad incorniciargli il viso paffuto.Somiglia al papà che, rispecchiandosi nel viso del suo primogenito, vuole essere ottimista anche sul futuro della terra nella quale ha scelto di vivere per amore, l'Emilia Romagna. «Rimarremo a casa dei nonni ancora per qualche giorno, ma poi torneremo a San Martino Spino - racconta - perché c'è il lavoro da portare avanti, dobbiamo ricostruire». È la convinzione degli emiliani questa, alla quale anche Silvano, trentino «trapiantato» in quella terra, vuole dare concretezza. E se le prime parole del suo bimbo sveleranno l'accento emiliano, le radici partiranno dal solidale Trentino.




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Congratularsi e felicitarsi con questa splendida coppia per l'arrivo del loro bebè è d'obbligo, auguro altresì per il futuro una vita serena a voi e a tutti i terremotati dell'Emilia-Romagna e della Lombardia. Auguri.