TRENTO - Rachid torna in Tunisia. «In Trentino dice la gente non sorride. Di integrazione si parla molto, perfino troppo, ma si fa pochissimo. La nostra presenza è tollerata solo come forza lavoro. E so che i miei figli, benché italiani, qui saranno sempre stranieri: il mio bambino non potrà mai fare l'avvocato, non potrà mai avere un posto importante, perché ha un cognome tunisino».
Il cognome è Saafi. Rachid ha 50 anni ed è arrivato in Italia alla fine del 1986. «All'epoca racconta emigrare era molto più semplice. Bastava comprare un biglietto. Biglietto della nave, perché l'aereo costava troppo». Oggi Rachid e tutta la sua famiglia hanno la cittadinanza italiana, parlano perfettamente la nostra lingua, sembrano l'esempio perfetto di un'integrazione riuscita. «Ma quando sono arrivato spiega - non capivo nemmeno una parola. Ho studiato Scienze politiche a Tunisi, senza riuscire a laurearmi perché dall'università mi hanno cacciato: erano i tempi di Buorghiba, un dittatore come poi è stato Ben Ali. Ho avuto una seconda possibilità ed ho iniziato a lavorare come maestro. Poi mi hanno radiato, senza darmi motivazioni. E ho deciso di venire in Italia. Non sopportavo più la situazione politica».
Rachid è arrivato a Trapani, dove ha lavorato nelle cave di tufo. Poi è stato per 3 anni nell'Agro Pontino: 12 ore al giorno come bracciante agricolo, dall'alba al tramonto, per 20 mila lire in nero. In più, non gratis ma ad un prezzo di favore, l'alloggio: una grande casa da condividere con altri. Al piano terra c'era un vecchio armadio con dei libri: «Lì ho trovato un tesoro: un dizionario, e anche un testo di grammatica. Mi sono messo a studiare tutte le sere. Nel 1991 parlavo già l'italiano». Qualche tempo dopo, alcuni lavoretti come interprete e traduttore a Roma. Poi la decisione di venire a Trento, anche per seguire il fratello. Qui la raccolta delle mele e dell'uva; poi, dal 1993 al 2008, il lavoro nella Comunità Islamica. «Lì ero addetto alla sede e mediatore culturale. Davo un appoggio ai migranti; ma andavo anche nelle scuole a parlare dell'Islam, organizzavo incontri sul tema dell'integrazione, tenevo corsi di lingua araba per italiani. Ad un certo punto i contributi pubblici hanno iniziato a diminuire. Finché non ci sono più stati soldi per pagarmi. Dal 2008 ho dovuto arrangiarmi: qualche lavoro di traduzione, alcune collaborazioni. Ma mantenere la famiglia è sempre più difficile: qui il costo della vita è alto; e io ho cinque figli».
I bambini si chiamano Safwan (12 anni), Ilias (11), Firdaws (una bimba di 8 anni), Sundus (un'altra bimba di 5) e il piccolo Suleyman (2). La moglie, Radia, ha 32 anni, è originaria del Marocco ma la sua famiglia vive dal 1994 in Val di Non. Anche lei parla perfettamente l'italiano. Quando Rachid ha proposto di cercare una vita migliore in Tunisia, ha detto subito di sì. Non le dispiace lasciare qui i suoi cari? «Io devo pensare ai miei figli risponde lei con un sorriso credo che in Tunisia avranno più opportunità che qui». Il figlio maggiore ha seguito le vicissitudini del centro islamico di Gardolo: «Safwan racconta il padre mi domandava come mai in Tunisia ci sono le chiese, con i campanili, e qui i musulmani non possono avere una moschea col minareto. E poi mi ha chiesto anche: papà, qual è la mia patria? L'Italia o la Tunisia? Io gli ho risposto: lo sono entrambe. Averne due è meglio che averne una sola. I miei figli parlano bene l'italiano e l'arabo. Purtroppo non conoscono il francese, che in Tunisia è ancora la lingua dell'insegnamento. Safwan perderà un anno di scuola. Ma poi imparerà e starà bene. Siamo andati più volte in Tunisia, in bambini la conoscono e la adorano. Sanno che ci saranno difficoltà, ma lì avranno il mare, lo spazio, una libertà maggiore. Qui non possiamo lasciare uscire i nostri figli da soli. In Tunisia sì. Da noi è imperdonabile fare del male ai bambini. Qui invece succede». Non credi che in Italia i tuoi figli avrebbero un'istruzione migliore, migliori possibilità di lavoro? Non hai paura per loro? «Ma qui, ormai, che possibilità ci sono? Io non ho paura di tornare in Tunisia. Ho paura di trovarmi qui, con una pensione minima o un sussidio sociale, e i miei figli ancora in casa a 40 anni. Quanto all'istruzione; in Tunisia questo è un momento di travaglio, ma anche di fermento. Probabilmente ci saranno delle riforme. Forse potrei partecipare, potrei lavorare nella scuola anch'io: in fin dei conti sono sempre un maestro. Non ho un lavoro che mi aspetta là, e non so bene cosa farò. Troverò qualcosa. Là gli stipendi sono inferiori, ma la vita costa meno. Staremo meglio».
La città d'origine di Rachid è Moknine, sul litorale, vicino a Munastir. «Della Tunisia mi manca l'orizzonte aperto. E il pesce. Del Trentino ho amato il verde, le montagne. Ma sono le stesse montagne che impediscono di vedere oltre: Trento è molto provinciale. C'è una grande diffidenza nei nostri confronti, non solo in quanto stranieri, ma proprio in quanto arabi e musulmani. I miei figli, che pure sono nati qui, questo lo vivono sulla propria pelle. A scuola, i compagni parlano tra di loro e additano i "marocchini". Ma se un bambino oggi usa ancora il termine "marocchino" come sinonimo di "straniero", vuol dire che tutto il nostro lavoro, il mio lavoro nella Comunità Islamica, non è servito a nulla. Ho buttato via tempo ed energie. Se guardo indietro, se penso a com'era il Trentino quando sono arrivato, non vedo una maggior apertura, anzi. Una volta riuscivamo ad organizzare convegni, incontri, attività per l'integrazione. Oggi non si riesce più a far nulla. Speravo che i miei figli potessero vivere in una società migliore. Non è così. E poi qui le regole sono troppe, tutto è difficile, tutto costa molto».
La moglie e i 5 figli hanno un biglietto aereo di sola andata per domani. Rachid li raggiungerà qualche giorno dopo. Il tempo di vendere i pochi mobili, caricare il resto in macchina e andarsene. E' una sconfitta, questa? «In un certo senso sì. Una sconfitta di questa terra. Io mi sono sempre comportato onestamente. Ho creduto nella possibilità di una vera integrazione. Ho lavorato per questo. Oggi tante gente mi considera solo uno straniero, e non ho nemmeno i soldi per pagare le spese condominiali. Questa società mi ha rifiutato».




79 commenti
Capisco che una persona ad un certo punto della vita possa sentire il bisogno di tornare a casa propria per mille ragioni. Ma mi sembra sbagliato sputare nel piatto in cui si è mangiato per tanti anni. Credo che se l'integrazione non funziona c'è responsabilità da ambo le parti.Conosco molta gente che qui si trova bene.
se ne vanno sempre i migliori,sicuramente potrà cotribuire per far crescere meglio il suo paese.Anche per loro la crisi comincia a farsi sentire,certo che la nostra PAT gli mancherà parecchio!!!
Concordo con le critiche gia espresse da altri verso questo signor Rachid.
Anche perchè mi sembrano per la maggior parte messaggi equilibrati/sensati e non certo razzisti.
Non capisco con quale criterio venga attribuito il ruolo di mediatore culturale a certe persone!
Compito che dovrebbe consistere anzitutto nel dire la verità, anche se non piace. Non parteggiare per qualcuno, che si comporta male. Che "certi" immigrati non spacciano droga, o che quel tale che ieri a Merano ha ammazzato una donna di 65 anni era italiano!
vai in Tunisia e vedi i privilegi che ti danno gratis inoltre cerca che ti seguano molti tuoi paesani. dopo aspetta che ti richiamo io !!!!!!!!!!!
Ogni articolo che riguarda gli stranieri(e qui si parla di UN GRAN LAVORATORE, altro che gli italiani..ben integrato e rispettoso delle leggi) deve scatenare le frustrazioni represse di individui xenofobi, poverini che vita di odio che hanno. Rachid scusali, non sanno ciò di cui parlano: hanno la pancia piena e la testa vuota e tanta tanta arroganza: finchè la gente non si trova in determinate situazioni in prima persona, non percepisce le sofferenze altrui.
Spero che tanti seguino il loro esempio.
Buon viaggio.....
Luca2 for President!
ma basta col verbo "integrare"!! e dire "noi" e "loro", par di essere tornati alla guerra fredda!
Anche le suore portano il velo, e nessuno dice loro di "integrarsi". E ai vegetariani o vegani nessuno critica ciò che mangiano!
Ma perchè non usare invece un semplice "vivi e lascia vivere"?
Ennesima dimostrazione che per integrarsi ci vuole la volontà e una minima affinità culturale. Frotte di islamici che si rinchiudono nella loro religione (rifiutando pure un ragù in casi di emergenza) e nascosti tra i veli difficilmente possono interagire con gli altri, anche stranieri.
Io sono sposato con una donna russa, ed ho modo di parlare e colloquiare con diverse persone dell'est che ora vivono qui...
Nessuno mai si lamenta!!!!
Spesso capita che quando sono ai parchi con i bimbi mi capita di parlare con genitori di tante altre nazionalità, tutti sono aperti ad una conversazione, quindi fatevi un esame di coscienza.....avete lasciato a chi vi stava intorno la possibilità di ineragire con voi????
@ Vittoria:
perche' dici per tanti? Direi per tutti, se gli anticorpi sociali funzionano
io sono pugliese e per quanto ami questa terra, per molti trentini sarò sempre " 'na terona" è così, inutile nascondersi dietro alla solita ipocrisia del fatto che sono loro a non volersi integrare! che alcuni siano più integralisti è vero, ma fate un esame di coscienza e domandatevi se davvero li considerate cittadini e basta e non cittadini extracomunitari!!!
Concordo pienamente con Pippo: ho conosciuto diversi italiani che lavorano all' estero (Germania e Olanda); ebbene fin dall' inizio si sono fatti il culo sia nell' integrazione lavorativa sia in quella sociale, adattandosi alle vicessitudini e regole del posto in cui si trovavano. L' integrazione deve essere reciproca!
Chi ha data ha dato, chi ha avuto ha avuto, scordammece 'o passato. Quello che mi auguro e' che Rashid, tornato in Tunisia, convinca piu' conterranei possibile a starsene a casa loro.
...Perchè tanto clamore ?..Non vedo la necessità di dedicare un articolo a questa vicenda. Non si sono integrati, se ne tornano a casa.bravi. Avremmo fatto tutti così. Ma siamo sicuri che abbiano almeno tentato di farlo ? Tanta gente pretende. E basta.
Caro Rachid, ho letto con profondo senso di tristezza l’articolo che racconta della tuo ritorno in Tunisia.
Non so cosa ti abbia spinto davvero a questa scelta ma la ritengo una sconfitta per tutti noi.
Una perdita per il Trentino.
Tra gli amici "islamici" tu eri quello che sentivo più vicino, più "laico" nelle discussioni e nel prendere decisioni.
Rimarrai per me un grande esempio di vita. Un abbraccio armando stefani
nessuno l'ha obbligato a venire in italia e a figliare coi contributi degli italiani.
non c'è il lavoro neanche per gli italiani e vuole averlo questo? e magari serio?? se gli va bene quello che c'è se no ciao, sono giusto più contento
Concordo con il post di Luisa!
Gli islamici forse non si rendono neppure conto di quanto possa incidere il velo! Ostentarlo, è come mettere le mani davanti, per riaffermare che loro non vogliono integrarsi, nè accettano la cultura e il nostro modo di vivere "all'occidentale"!
Buon viaggio!
in 5 anni di scuola assieme non hai MAI lasciato che il tuo bimbo interagisse coi nostri. MAI nonostante le nostre insistenze. Hai fatto di tutto per non integrarti, mai un saluto, mai uno scambio di parole, aspettavi Safwan sempre dall'altro lato della strada. Credo tu sia solo un grande ingrato. In questi anni hai raccolto quello che hai seminato. Mi spiace partano i tuoi deliziosi ragazzi e tua moglie, una donna intelligentissima e molto paziente!!!
beh, almeno lui ha un'altra possibilità. io non ce l'ho, io qui sono nata e per lavoro trasferita a Roma dove sì, c'è maggiore integrazione, ma tanta, tanta disoccupazione e per assurdo ricevono più aiuti gli stranieri che gli italiani. Se io avessi una Tunisia che mi aspetta, ci andrei subito. Alla ma'ak ya Rachid.
In Trentino ci sono famiglie straniere perfettamente integrate, dipende da loro, e fa piacere che ci siano. Ma quando al parco giochi vedi gruppi di donne col velo sempre per conto loro,che parlano solo tra di loro, e che non sembra trasparire alcun segno di volontà di interagire con le altre mamme.. sinceramente non viene nemmeno voglia di chiamarle per scambiare 2 chiacchere.. Dipende dalla zona da cui provengono, se prendi quellle dell' Est non sono così, dipende..
La vicenda di Rachid, dimostra l'esistenza di due concetti di "integrazione". Quella di tanti anni fa, quando tanti italiani emigrarono in America, disposti a tutto pur di essere accettati. E quella di tanti venuti da noi negli ultimi trent'anni, del tutto convinti che ad integrarsi dovevamo essere noi!
io ho lavorato per oltre 3 anni nel continente australe e purtoppo è così, in quel caso ero io l'immigrato e nessuno mi ha mai regalato niente ..... l'ultima ruota del carro .... cosi è la vita
critiche senza senso, ha detto solo, come suo diritto , che ritorna a casa sua in Tunisia, se facessimo il processo verso di noi sarebbe la stessa cosa. Buon viaggio. troverà certamente un lavoro.
lacrime di coccodrillo!!!!!!!!!!!!
Ma quanti good bye ....
Se vuoi fare l'avvocato devi lavorare per pagarti gli studi, anche il lavapiatti, fare gli esami , la pratica , l'esame di stato. Molti ci sono riusciti, bianchi,neri,rosa e gialli. Il problema di molti avvocati ora e' ,a oltre 30 anni, quello di sbarcare il lunario senza aiuti pubblici!!!Che spettano purtroppo ad altri per contribuire alla societa' multietnica e multiculturale.....
... negli USA le opportunita' sono per l' individuo da trovare, perdere, e creare per se stessi e per altri, con o senza l'aiuto del governo. In linea generale, questo e' possibile perche' per lo piu' il governo ti sta ancora fuori dalle scatole, e non ti supporta con soldi pubblici quando non dovrebbe. E questo sara' ancor piu' vero nel futuro (si spera!) se Obama non verra' ri-eletto.
@bigben. Non e' vero. Non e' cosi' negli USA.
Invito Rachid a fare un bilancio: dare/avere. Cosa ha ricevuto e cosa ha dato alla comunità italiana. Di sicuro ha ricevuto sanità ed istruzione gratis per se, moglie e cinque figli. Non è poco. Lui solo sa cosa lascia alla nostra comunità. Auguri di cuore.
mi dispiace......ma l'integrazione deve essere reciproca e quel velo non mi sa tanto di voglia di integrarsi! fra un po lo porteranno anche quelle bambine! un pò di autocritica......
Integrarsi. Vogliono mangiare nelle nostre mense come vogliono loro, ( vedi Terremoto in Emilia), niente Natale, crocefissi, e milel altre cose etc etc. Il bello che non sono a casa loro, ma nostri ospiti. Se noi andiamo nei loro paesi o mangiamo la loro minestra o saltiamo dalla finestra.
fortunato te che hai avuto piu di 10 anni di lavoro pagati con i nostri soldi!
soldi usati per migliorare la condizione dei TUOI conterranei!
e dopo questo dici che non si cerca l'integrazione?
a me sembra tanto una sanguisuga.. arrivato, mangiato quello che poteva e ora che NOI tiriamo la cinghia lui che fa? emigra..
beh grazie e arrivederci!
Ho detto che Rashid può avere alcune ragioni.
Ma chi chiama in causa il razzismo è proprio fuori strada.
La verità è che non siamo il paese di bengodi, né qui in Trentino né altrove.
Né per noi, né per loro. Semplicemente perché non abbiamo ricchezza a sufficienza.
per chiunque si trova in un paese a lui straniero non c'è posssibilità di integrazione. Si rimane sempre stranieri e non si è mai integrati, questo vale per tutti i paesi, per tutte le razze e religioni.
ho letto l' articolo , ho letto i commenti....la storia non cambia mai , in questo periodo dove ci sono pochi soldi e poche certezze future , per noi , le nostre famiglie , dobbiamo avere un' "nemico" a cui addossare tutte le colpe e frustrazioni , sotto sotto siamo " razzisti".......
Beh, parla di integrazione ma poi lavorava al centro islamico: per la serie "cambiamo gli altri per farci accettare". Se vuoi integrarti devi farti dentro tu, non noi!
Ufficio CINFORMI. filtro e da consulente agevolando il lavoro della Questura. disponibili interpreti. sportello skype..utile per chi è all'estero.tlegiornali in varie lingue su youtube.ufficio anagrafe TN sportello telematico in varie lingue ecc ecc...misure economiche per famiglie grandi ecc ecc pensate che sia così in tutta italia?
Ciao, fai buon viaggio Rachid ......ottima scelta!!!!
Bravo! E' arrivato più di 25 anni fa, ha usufruito delle risorse di una nazione che all'epoca era più avanzata economicamente della sua e adesso che c'è aria di crisi e la pecunia scarseggia fa armi, bagagli e numerosa prole e se ne va accusando la terra che gli ha permesso la sopravvivenza. Bye! A mai più rivederci!
io conosco molti comunitari gente educata ne fanno parte medici impiegati molti nella manovalanza edile educati e riveriti in maggioranza Tunisini su egiziani se stanno bene rimangano nessuno li manda via
mi dispiace per i suoi figli. fossi in lui avrei tenuto duro fino alla loro maggiore età. avrebbero goduto maggiormente delle opportunità della loro doppia cittadinanza e le loro origini sarebbero state una ricchezza. però non è con pregiudizi(pedofilia) che si combattono pregiudizi(razzismo).
tutti se la prendono con chi ha fatto dei lavori che noi italiani non piacevano più,oggi il lavoro che paga è quello pubblico, e nessuno lo molla ne i politici ne i preti.
@barbaro. di triste c'è tutto. da una persona che se la prende con un'intera comunità ma finora aveva un lavoro dal pubblico...ha provato nel privato?la moglie?a gardolo vietare un luogo di culto è incivile.la crisi è uguale per tutti.i servizi del trentino per gli stranieri sono ottimi...cosa ne pensa cinformi?
Mi spiace per Rachid. Lo conosco ed è una brava persona. Forse è un po' ingeneroso col Trentino, ma lo capisco: in questi momenti il rancore prevale sulla ragione. E' un momento difficile per tutti. Tornare nella propria amata terra non è poi una sconfitta, è una nuova opportunità. Auguri Rachid a te e alla tua bella famigliola che possano i tuoi figli realizzare i sogni legittimi di ogni bambino.
Dovremmo in verità far emigrare molti sfaccendati Italiani, non ci servono e ci costano. forse imparerebbero a lavorare.
Non c'è n'è più per nessuno. Si salvi chi può. Fin che la barca va. A ciascuno il suo.
Che sfilza di banalità: c'è solo una famiglia che ha deciso di tornare a casa.
@barbaro..beh insomma ci renda edotti della sua tristezza. concordo che la storia in sé è molto triste.
@boh un'analisi un poco cruda ma in fondo forse non del tutto sbagliata.
dispiace per quei ragazzi ma se si deve fare una riflessione la devono fare tutti. trentini e anche Rachid