TRENTO - Un comma della riforma costituzionale mette in allarme le due Province autonome e la Regione. La reintroduzione del principio dell'interesse nazionale (oggi definito come «unità giuridica e economica» della Repubblica) come base per intervenire «nelle materie attribuite alla potestà regionale» per i senatori Svp, i trentini Claudio Molinari (Api) e Sergio Divina (Lega Nord) rappresenta un rischio pesante per la possibilità delle due Province di legiferare in maniera autonoma dallo Stato su materie di competenza esclusiva.
La questione preoccupa Ugo Rossi (Patt). Per l'assessore della giunta provinciale se passa tale impostazione «si mette in discussione la natura pattizia del rapporto tra lo Stato e la nostra Provincia, aspetto su cui di fatto si basa la nostra autonomia speciale».
Per Rossi la norma inserita nella riforma costituzionale rappresenta «la dimostrazione, l'ennesima, del fatto che ci sia una visione centralista a Roma sui rapporti con la Provincia autonoma. Un centralismo i cui rigurgiti sono ancora più forti in questa fase di crisi economica: basta pensare all'esempio dell'Imu, ideata originariamente come tassa che doveva essere di competenza locale e che viene usata invece per avere entrate a livello nazionale».
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Per Rossi «fortunatamente il Trentino ha un'alleanza con la Svp a livello nazionale: anche in questo caso la stessa ha funzionato e i senatori hanno giustamente protestato contro l'impostazione centralistica della riforma». La possibilità che la stessa venga modificata il prossimo mercoledì in Parlamento c'è, ma la scommessa di trentini e altoatesini è che l'intera riforma non arrivi in fondo. «Io voterò contro - spiega ad esempio Peterlini - Forse non ce ne sarà bisogno, perché i tempi stretti fanno pensare che la riforma non sarà approvata e andrà su un binario morto».




1 commento
Speriamo bene, ci manca solo che si aumenti ancora di più il centralismo ...
W la nostra autonomia, pur coi suoi piccoli difetti (che sono cmq sempre poca cosa rispetto ai tanti pregi e meriti).