La sconfitta della Lega al referendum per l'abrogazione della comunità di valle, non significa automaticamente vittoria di quelli - se ce ne sono - che difendono l'istituzione come è: così com'è infatti la comunità è un'idea giusta, attuata in modo sbagliato.
Lo sbaglio sta nell'aver immaginato che la sostanza di una periferia frantumata, avrebbe potuto essere ricompattata da una Comunità di valle, con il segno di una politica identificato nella nuova figura del Presidente prima e ancor più che nella storica figura del Sindaco.
Se si riconosce che questo è stato un errore, la prima cosa da fare è dunque quella di correggerlo, ritornando ai fondamentali della Costituzione del nostro paese, che prevede due grandi ordini di enti pubblici: gli enti politici e gli enti funzionali.
I primi sono indicati dalla Costituzione con il fine di leggere, interpretare e tradurre in fatti concreti la volontà popolare: i secondi sono invece previsti da leggi ordinarie e servono per affrontare e risolvere singoli e ben determinati problemi.
I primi sono solo e sempre elettivi, i secondi, possono essere anche elettivi - ma di norma non lo sono - e tuttavia il fatto di eventuali elezioni non cambia la loro sostanza di enti funzionali .
Da noi al primo ordine appartengono i Comuni - depositari della sovranità popolare di base -, al secondo ordine appartengono, fra gli altri, anche le Comunità di valle enti titolari di alcune ben circoscritte funzioni amministrative.
Sul «territorio» a «governare» è quindi il Sindaco, titolare di un potere originariamente proprio, mentre il Presidente della Comunità, ancorché eletto dal popolo, è un funzionario deputato ad «amministrare» un ente derivato.
Nel caso del Trentino poi, l'opportunità di una elezione diretta del Presidente della comunità di valle, sta nel fatto che egli è chiamato a gestire, in modo coordinato, materie di originaria competenza sia della Provincia che dei Comuni; una «funzione speciale» che da noi trova riferimenti storici nelle antiche Comunità di regola, Vicinie ed usi civici, con amministratori eletti dai «censiti», in quanto titolari di proprietà che sono di tutti, perché di ognuno.
Ciò posto credo che sia utile cominciare a pensare se non sia il caso di voltar pagina rispetto ad una «filosofia» intorno al così detto ente intermedio, che si trascina fin dal primo piano urbanistico provinciale, e che ruota intorno alla sua valenza politica.
La campagna elettorale ha dato occasione sull'Adige ad attente riflessioni in proposito, con autorevoli interventi tesi a ridurre l'enfasi sulla politicità dell'Ente; per tutti Mengoni, Mosconi, Giordani, testimoni in prima persona dell'esperienza comunitaria periferica del Trentino recente.
Non va immaginato certo un ritorno al Bezirk di imperial regia memoria, tuttora funzionante in Austria come mero strumento di decentramento burocratico, e tuttavia l'enfasi sulla politicità della Comunità di valle - sottolineata soprattutto dalle elezione a suffragio universale - va riconsiderata.
Lo consigliano fra l'altro anche i paradossali risultati a cui porta, con assemblee che per numero sembrano parlamenti nazionali.
La via d'uscita da questo empasse potrebbe a mio avviso orientarsi su profili più modesti; accanto ad un Presidente segnato dal carisma delle elezioni dirette, potrebbe operare un «collegio» di non più di una decina di persone, congiuntamente designate dai Comuni e dalla Provincia, con maggioranza riservata ai Comuni, e con compiti di individuazione, programmazione, progettazione e di attuazione degli interventi.
Ai superiori livelli di Consiglio provinciale e di Consiglio delle autonomie - una sorta di bicameralismo asimmetrico - con forme e modalità da definirsi, potrebbe essere riservato invece il compito di fissare le finalità generali della programmazione degli interventi sul territorio, con la indicazione, se del caso, di criteri più ravvicinati per la loro attuazione .
Una ritualizzazione della Costituzione materiale del Trentino, fondata su un sistema bipolare - Provincia e Comuni - che trova un punto di convergenza nella categoria giuridica del «buon consiglio» identificato un tempo nel prestigioso castello del capoluogo.
Un'idea, come tutte, insieme giusta e sbagliata, un modo comunque per dire che la politica non può concedersi il lusso di cullarsi sui risultati di un referendum fortunatamente fallito, perché destinato a buttar via il bambino insieme con l'acqua sporca.
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8 commenti
Penso che il presidente del Consiglio Monti avrà qualche motivo in più per chiedere di eliminare sprechi Dellaiani.
Oggi nell'ufficio della Provincia nella Com.di Valle delle Giudicarie è CHIUSO!Quale servizio per i cittadini?
Ci rendiamo conto che in Trentino ci sono più amministratori che abitanti?
L'istituzione di vari livelli amministrativi aumenta i costi e diminuisce l'efficienza.L'istituzione delle Comunità ,votata solamente dal 44% degli aventi diritto,dovrebbe fare riflettere sul senso della effettiva garanzia democratica in Trentino pagata sempre da pantalone!
Ci rendiamo conto che in Trentino ci sono più amministratori che abitanti?
L'istituzione di vari livelli amministrativi aumenta i costi e diminuisce l'efficienza.L'istituzione delle Comunità ,votata solamente dal 44% degli aventi diritto,dovrebbe fare riflettere sul senso della effettiva garanzia democratica in Trentino pagata sempre da pantalone!
la sconfitta non è di tutti i trentini, è di quella minoranza non legata a rapporti clientelari, di convenienza o appartenenza al sistema. E' la sconfitta di quei trentini sensibili ai problemi che affliggono il paese che avrebbe bisogno di una semplificazione prima di tutto istituzionale mentre qui la si complica in maniera anticostituzionale
i trentini non sono andati al seggio per un unico motivo: per non inorgoglire un'opposizione che è la peggiore dal 1948. parliamoci chiaro, se il referendum fosse stato appoggiato da pdl e altri partiti minori sarebbe andata diversamente. tutti sappiamo che è una porcata e che vanno ridimensionate.
è una propsota che non si discosta molto dalle varie "unioni dei comuni", "conferenze dei sindaci" o altre proposte che cercavano di risolvere il problema delle piccole dimensioni dei comuni senza ucciderli ed evitando popose, pletoriche ed inutili cdv. Ma ormai dirlo adesso è prendere in giro. La cdv resta, anzi, toglieranno soldi ai comuni per darle a queste...
Diciamo subito e correggiamo la sconfitta al referendum non è della lega, ma bensì di tutti i trentini che pagheranno tutto come pantaloni. Una vera meraviglia adesso che il governo ci sottrarrà altri miliardi per arrivare poi a toglierci l'autonomia altro che accanimenti contro la lega