Un altro passo verso l'allarmante quota 5mila licenziati, febbre alta della disoccupazione. Nelle liste di mobilità a febbraio risultano iscritti 4.975 lavoratori, il dato più elevato negli ultimi dieci anni. Nel corso del 2011 una sola volta, ad agosto, in lista di mobilità sono risultati iscritti meno di 4.700 lavoratori.
Gelata anche sui sospesi: i lavoratori in mobilità che hanno trovato un impiego a termine a febbraio 2012 sono stati solo 1.498 , meno 183 rispetto a gennaio e -19 su febbraio 2011. La progressione negativa caratterizza - con l'eccezione del gennaio scorso - il trend dei sospesi dalla mobilità dall'estate 2011 in poi: dai 1.912 di agosto fino ai 1.681 di dicembre.
Sopra la media 2011. Nel raffronto tra gli iscritti in mobilità attuali e quelli dei tre anni precedenti emerge quanto gli anni della crisi abbiano esercitato pesanti effetti negativi sul mercato del lavoro in Trentino. I quasi 5mila licenziati di febbraio sono ben al di sopra della media mensile del 2011, quando era stata raggiunta quota 4.756 , per non parlare del 2010 (media mensile di 4.417 ) e del 2009 ( 3.807 ). L'anno scorso sono stati rilevati in media 339 iscritti alla mobilità in più rispetto al 2010 ( +7,7% ) e 949 in più sul 2009 ( +24,9% ).
307 sono stati i nuovi ingressi a febbraio 2012, +42,8% su febbraio 2011. Peggio era andato comunque il gennaio di quest'anno ( 356 ), dopo una punta bassa di 177 a dicembre 2011 ( 233 a novembre). I licenziati dalle piccole imprese sono stati pari all' 85,3% di tutti i nuovi ingressi e sul totale degli iscritti sono il 74,6% .
Lavorava nel comparto edile, disastratissimo, un quinto degli iscritti ( 22,1% ) tallonati da metalmeccanico/metallurgico ( 14,8% ) e commercio ( 13,7% ).
Tra i licenziati dalle medie e grandi imprese prevalgono quelli del settore metalmeccanico ( 38,2% ), seguiti da commercio e trasporti, con l' 11% e il 9,7% . Licenziano invece di più, tra le piccole imprese, quelle delle costruzioni ( 27,5% degli iscritti in mobilità legge 236), seguite da commercio ( 14,7% ) e altri servizi ( 14,3% ).
In mobilità i due terzi sono uomini ( 66,3% contro 33,7% di donne), più italiani che stranieri ( 78,9% contro 21,1% ). In proporzione alla numerosità della popolazione, la percentuale di iscritti in mobilità di origine straniera è più che doppia rispetto ai lavoratori italiani.
Tra i licenziati dalle grandi aziende sono maggioranza gli over 50 con il 61% degli iscritti, mentre tra quelli espulsi dalle piccole aziende il 59,4% ha un'età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 27,4% ha almeno 50 anni e il 13,2% non supera i 29.
Sono anni davvero neri per i licenziamenti, quelli seguiti alla tempesta finanziaria mondiale: già nel 2009 l'incremento della mobilità, rispetto alla media del 2008, era stato del 40% , un tasso di crescita superiore a quello registrato nei sei anni precedenti, tra il 2002 e 2008, quando l'aumento non raggiunse il 34% complessivo. Siamo ancora dentro il tunnel.



8 commenti
E qualcuno trova ancora i soldi per le bande e le fanfare...
Cosa pensa di fare la PAT per questo? Suonare in banda o cucire divise Schutzen di Panizza?
@corvo rosso
Se fosse così sarebbe il male minore.
Centra benissimo il punto il post di "Bruno Arco" relativo a "se anche le Rurali..." che dice: "Io, artigiano piccolissimo, mi chiedo: per poter eseguire dei lavori devo produrre il DURC, documento di regolarità contributiva. Perchè chi mi dà il lavoro non deve produrre un documento di solvibilità economica in maniera che il mio lavoro sia poi pagato e non inizi l'efetto domino?"
ed ecco i primi risultati del governo tecnico...evviva siamo salvi e ora cominciamo anche a crescere!!!
Ma Olivi aveva la ricetta per tutto, continua approvare aree per nuovi insediamenti ma non si rende conto che sono abbandonate quelle che ci sono,
... penso che molti dei licenziati del comparto edile e commercio siano di "comodo" magari poi lavorano in nero per gli stessi...
...poi c'è qualcuno che pensa di spendere ancora soldi rilanciando con la costruzione dell'inceneritore, dell'ospedale, e vai coi manager.......
Certò. Per molti il 2012 sarà un anno molto difficile, ma non per i privileggiati. Iniziamo a fare una giusta distribuzione delle risorse, e sarà un anno migliore per tutti. La Germania durante la crisi del 2008-09 ha dato il suo esempio di altruismo con il "Kurzarbeit", ossia lavoro breve, meno ore, ma anche meno licenziamenti. Qui da noi, neanche se ne parla. Non lamentiamoci allora.
e se penso che il brutto deve ancora venire... mi sa che il 2012 per molti sarà un anno molto ma molto difficile...
Forza e coraggio!!!