ROVERETO - Forse è stata paura. Più che della legge, paura delle conseguenze in casa. Perché quando uno paga per un'ora di sesso mercenario in un anonimo appartamento, conta sulla discrezione della professionista e sulla ragionevole certezza che né la moglie né i figli possano mai venire a sapere come il padre di famiglia si trastulla nei suoi momenti liberi. Ma quando il giro di sesso si trasforma in un giro di sfruttamento al limite della schiavitù, e quindi quando la faccenda diventa materia da codice penale, al cliente un brivido lungo la schiena può pure correre.
Dev'essere corso, in particolare, lungo la schiena di un cliente roveretano che dalle prostitute di corso Bettini era stato più volte. Ha visto il servizio in tv, venerdì a mezzogiorno, dopo la conferenza stampa in cui è stata illustrata la maxioperazione scattata da Rovereto in mezzo nord Italia. E ha temuto di vedersi davanti i carabinieri, con tanto di notifica magari consegnata - sai mai la sfortuna - nelle mani della moglie. Per questo ha deciso di anticipare le eventuali mosse dei militari. E venerdì pomeriggio si è presentato in caserma, dicendo di volersi costituire: «So che cercate i clienti. Io sono uno di quelli. Ma ho famiglia, dei figli. Non rovinatemi». Naturalmente, non serve che si costituisca. Non ha commesso reato. Sarà sentito, al più, come persona informata dei fatti. Lui, come gli altri clienti, che ai carabinieri per altro sono tutti noti: 160 nomi, l'80 per cento di residenti roveretani, il resto di lagarini e trentini, a cui si aggiunge qualche uomo residente fuori regione.
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4 commenti
Ma son tutti grulli. Basta dare generalita' false e non dare numeri telefonici. Svegliatevi.
La prostituzione va perseguita! No allo sfruttamento delle donne!
Bell'articolo...adesso tutti i clienti andranno a costituirsi...
... è il libero mercato se c'è domanda . c'è l' offerta... e una volta per tutte eliminate la legge MERLIN ... che produce solo danni......