Ecco il compromesso

sul nuovo statuto

Si vede la luce alla fine del tunnel. Dopo mesi di discussioni, litigi e annunciati riappacificamenti, è pronta la prima bozza dello statuto dell'Università «provincializzata». Ieri il rettore Davide Bassi ha fatto avere una copia del testo rinnovato ai docenti. Forse quindi è stata trovata una soluzione di compromesso: una mediazione che non è detto piaccia a tutti.


Nel nuovo pacchetto normativo non cambia la composizione del consiglio di amministrazione, che rimane con 9 membri e con un forte peso assegnato alla Provincia. Nella bozza la commissione statuto ha «ceduto» invece sull'eliminazione del «filtro provinciale» alle candidature a rettore, sul depotenziamento del rettore in senato accademico e sulla sfiducia allo stesso (pur avendo il cda la possibilità di intervenire). Il testo non è quello che avrebbero voluto i direttori di dipartimento - che hanno guidato la protesta (510 firme raccolte nella seconda petizione) e che si sono fatti sentire nell'assemblea di ateneo - ma, almeno per una parte dei firmatari, è «la via possibile» per definire le regole nel recinto della legge delega. Il testo ora viene analizzato dai docenti. Ecco quindi come cambierà l'organizzazione dell'accademia trentina.
 

Revisione dello statuto.
Il testo delle nuove regole dell'Università di Trento potrà essere sottoposto a revisione. «La proposta di revisione dello statuto - si legge nella bozza - è approvata a maggioranza dai due terzi degli aventi diritto al voto del senato accademico e del cda, riuniti in seduta congiunta». Il rettore è presente in entrambe gli organi, quindi la maggioranza è accademica. Scompare il controllo di legittimità e di merito da parte della Provincia, previsto nel testo precedente (ma probabilmente si tratta di una dimenticanza, perché lo prevede la legge).
 

Sfiducia del rettore.
L'Università è definita «istituzione» e non «comunità». Sfiduciare il rettore diventa più difficile. La sfiducia ora deve essere approvata da due terzi del corpo elettorale (prima era la metà).
 

Comitato candidature.
«Il comitato per le candidature a rettore è composto da 3 membri individuati tra personalità in possesso dei requisiti di competenza ed esperienza richiesti per la carica di rettore: uno nominato dal cda, uno dal senato accademico e uno nominato d'intesa da entrambi gli organi». Nessuno è escluso da una possibile corsa al rettorato. Nella versione precedente il comitato era composto da 3 rappresentanti del senato e da 6 membri del cda nominati dalla Provincia.
 

Non cambia il cda.
Era il principale terreno di scontro sullo statuto. «Il cda - si legge nella nuova versione - è composto da rettore, 3 membri della Provincia autonoma di Trento, 3 membri scelti dalla Provincia autonoma di Trento all'interno di una rosa di nominativi indicati dal senato accademico in numero pari al doppio dei componenti da designare; un membro nominato dal Ministero competente e il presidente del consiglio degli studenti». Il numero di rappresentanti della Provincia rimane quindi invariato (nella proposta di Giovanni Pascuzzi - il professore che ha dato le dimissioni dalla carica di vicerettore dopo aver sollevato la questione della violazione della Costituzione nella fase di stesura dello statuto - il cda avrebbe dovuto avere 7 membri), con alcuni correttivi. Su questo specifico punto il quadro quindi non cambia.
 

Cda, chi sceglie i membri.
Il tutto è stato però «addolcito» al punto 8 del nuovo articolo 6, in cui si dice che il «comitato per le nomine a consigliere d'amministrazione è composto da 3 membri, nominati dalla Provincia, d'intesa con il senato accademico, in possesso di comprovata e adeguata competenza professionale ed esperienza in incarichi di carattere scientifico o di amministrazione di strutture complesse, che non si trovino comunque in condizione di conflitto di interesse con l'Università, a i sensi del codice etico di ateneo».
 

Violazioni del codice etico.
In caso di violazioni del codice etico da parte dei membri del consiglio d'amministrazione provvede la Provincia.
 

Senato, meno potere al rettore.
Nell'articolo 8 della nuova bozza di statuto è stata inserita una modifica di rilievo: scompare il voto, con valore doppio del rettore; così facendo non può andare in minoranza: deve gestire con un certo consenso perché, in teoria non avrebbe il controllo. Si apre la strada ad una rappresentanza di area nei membri eletti.
 

La consulta dei direttori.
È un nuovo organo, che non esisteva nella «bozza zero». Ne fanno parte i direttori di dipartimento e dei centri attivati presso l'ateneo. È presieduta dal rettore o da un suo delegato. Esprime pareri ed elabora proposte per il senato accademico; può adottare l'iniziativa per la modifica dello statuto (a maggioranza dei due terzi); può proporre la mozione di sfiducia al rettore, da sottoporre al corpo elettorale, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.
 

I centri di ricerca.
Era uno dei punti focali. Nella nuova versione dello statuto i centri nascono per iniziativa dei dipartimenti e non più del rettore, se non per nuove iniziative.

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Battisti C. :

@ Romano..allora se siete così convinti che vi costiamo troppo ecc..ecc..a Roma non avrete certo...

16-05-2012 20:58
dani :

Santi subito!! Esercito di pace: i vertici sono militari eccome, non son mica diventati le dame...

16-05-2012 20:57
@gigi e rosario :

io sono trentino DOC, vivo dove l'orso passa un giorno sì e uno no -alle pendici del Brenta,...

16-05-2012 20:50
corvo rosso :

la solita "pagliacciata " per avere visibilità ....

16-05-2012 20:40
Francesco - Riva del Garda :

Mi compiaccio perché ho avuto molti più chiarimenti sulla questione leggendo i commenti che l'...

16-05-2012 20:32
 

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