Figlia di multinazionale Usa e madre di una filiera trentina importante (110 milioni tra 7 aziende, che si aggiungono ai 592 generati l'anno scorso come gruppo Italia), la Dana di Arco e Rovereto è un termometro fedele della congiuntura mondiale, con il suo 92% di export sul totale delle vendite.
E visto che produce assali e sistemi di trasmissione per grandi macchine industriali (50% movimento terra per cantieri, 50% trattori agricoli), riflette direttamente i trend dell'industria delle infrastrutture civili e dello sviluppo agricolo.
Ebbene, con i dati del 2011 alla mano, si può dire che la nottata è davvero passata: anzi, nel 2012, il fatturato Dana risalirà finalmente ai livelli ante-crisi. Dai 677 milioni di vendite realizzate nel 2008 (+4% sul 2007), sull'onda degli ordini già acquisiti prima della tempesta finanziaria, il volume di fatturato si era più che dimezzato (-56%) nell'esercizio 2009, soli 299 milioni. Per poi cominciare la rimonta progressiva: 434 milioni nel 2010 (+45%), 592 stimati nel 2011 (+36%), 658 di previsione 2012 (+11%).
Un triennio di crescita a due cifre, accompagnato da un confortante incremento occupazionale: +74 teste (ma +198 equivalenti full time, con la fine della cassa integrazione) tra 2010 e 2011, da 689 a 763 dipendenti, e altre 34 assunzioni l'anno scorso, per un totale di 797 persone impiegate tra Arco e Rovereto, inclusi i 34 della Drts, la new.co joint venture con Bosch Rexroth, che a fine 2012 produrrà i primi pezzi sul mercato.
I fondamentali di Dana Italia, in tutto 1.270 addetti (oltre ad Arco e Rovereto ci sono gli stabilimenti di Como e Crescentino) - che controlla anche l'88,2% di Dana Hungary a Györ e il 45,3% di Dana India, sono tutti orientati al bello, spiega il presidente di Dana Italia e general manager di Dana Off-Highway Technologies Europe, Rino Tarolli affiancato dal responsabile human resources Lorenzo Giachetti e dall'Europe controller Franco Benuzzi (da sinistra nella foto) .
La previsione del conto economico 2011 indica un margine lordo (Ebitda) pari al 9%, un roi (rendimento investimenti) del 16,6% e un cash flow di 58 milioni. E anche in termini di imposte pagate sul territorio, Dana - che è sicuramente tra i maggiori contribuenti - è risalita dagli appena 800mila euro di Ires + Irap del 2009, anno della grande crisi, ai 15 milioni di euro del 2011, a cui vanno aggiunti 7,6 milioni di Irpef.
In rimonta anche gli investimenti: dai 2 milioni del 2009 ai 6,1 del 2010, ai 10,7 dell'anno scorso (quasi metà come partecipazione nella nuova joint Dana Rexroth), ai 9 e mezzo messi in cantiere quest'anno.
Cancellate le Olimpiadi, fermo il residenziale (la previsione di Tarolli è che la stagnazione edilizia generale durerà altri 7/10 anni), per fortuna i prezzi delle materie prime agricole e la crescente domanda di proteine dei Paesi emergenti, nonché il business del biofuel aprono larghi spazi ai trattori. E se Dana riuscirà a progettarne le funzioni di trasmissioni in modo integrato e intelligente, per un po' riuscirà a tenere a bada i cinesi e tutti gli altri concorrenti.



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