Statuto Università, Collini:  

ecco la proposta dei presidi  

TRENTO - Professor Collini, mancano tre settimane alla scadenza ma il nuovo Statuto dell'Università è ancora fermo, bloccato da veti contrapposti e dal braccio di ferro in atto fra Accademia e Provincia. Come se ne esce?
«Se ne esce cambiando un po' prospettiva. Oggi tutto il dibattito verte su chi ha più potere d'influenza nella designazione dei membri del consiglio d'amministrazione. Le due parti, governo locale e docenti dell'università, si contrappongono cercando di affermare la propria presenza convinti, probabilmente in buona fede, che aumentando i propri rappresentanti l'università andrà meglio, o per lo meno non saranno fagocitati dalla controparte. Questa prospettiva è sbagliata. Così non s'individua il sistema che fa funzionare l'università al meglio, ma si afferma la propria presenza convinti di far meglio dell'altra parte. Oggi un'università per competere deve avere un sistema di governance che esprima elevati livelli di ricerca e di didattica, a livello europeo, con capacità di attrattiva sull'alta formazione. Serve un meccanismo virtuoso che ci porti a identificare le candidature migliori possibili e che poi ci faccia scegliere nel modo migliore tra queste candidature».
Nella bozza attuale di Statuto non c'è tale tipo di meccanismo?
«No, non c'è alcun incentivo per le parti a proporre per il consiglio d'amministrazione candidati autonomi, autorevoli, capaci di esprimere un pensiero alto, slegato da interessi particolari. È tutto lasciato alle buone intenzioni, che oggi ci sono, magari anche domani, ma non è detto che ci siamo sempre. Per questo serve un sistema robusto. Dobbiamo introdurre un modo per scegliere fra i candidati, favorendo anche un numero elevato di candidature, e soprattutto buoni nominativi. Occorre un meccanismo al rialzo, non al ribasso. Io e gli altri presidi dell'Università abbiamo elaborato una proposta, che potrebbe essere la soluzione capace di sbloccare questo stato di impasse. È una proposta che abbiamo già avanzato al rettore, e sulla quale in Senato accademico c'è un largo consenso».
Qual è questa proposta? In concreto, come chiedete venga eletto il consiglio d'amministrazione?
«Io qui parlo anche a nome dei colleghi presidi. Il consiglio d'amministrazione, che oggi è immaginato a nove membri, sarebbe così composto: il rettore, che abbiamo ribadito deve essere di espressione interna; il presidente giustamente di espressione del governo locale; la componente ministeriale che è di diritto; la componente studentesca. Gli altri cinque membri, cioè la maggioranza, verrebbero scelti all'interno di liste composte sia da nominativi presentati dalla componente accademica, per esempio il Senato accademico, sia da liste presentate dalla componente politica del governo locale. Tali liste dovrebbero avere un numero definito, che non può essere troppo alto. Inoltre si dovrebbe prevedere la possibilità di altre candidature, da parte dell'esterno, della società civile, delle imprese, in modo di avere un numero di candidature sufficientemente di qualità».
Ma poi come avviene la scelta fra queste candidature? Chi «sceglie»?
«Bisogna introdurre un buon modo di scelta, perché se chi sceglie è mosso da altri interessi, il meccanismo non funziona. Abbiamo un comitato di garanti, congiuntamente designato da Università e da Provincia. Quindi figure equidistanti, persone autorevoli, non legate ad interessi particolari con la politica o con l'accademia. Noi proponiamo che sia il comitato dei garanti a scegliere da queste liste cinque persone che rappresentino esperienze scientifiche o amministrative significative, o nomi di qualità del mondo delle istituzioni e dell'imprenditoria.
In tal modo avremmo membri scelti da liste competitive (premiando la qualità), in maniera terza e imparziale, in grado di rappresentare le diverse istanze ed esigenze della società. Sarei preoccupato di un cda composto soltanto da premi Nobel, come sarei preoccupato da una cda fatto solo da imprenditori. Ma il mix può essere la carta vincente. L'unico modo per avere il mix è identificare in un unico soggetto chi fa la designazione complessiva. L'unica cosa che ci deve interessare è che vengano scelti buoni nomi, non i "nostri" nomi».
Il problema della «scelta giusta» vale per il cda, ma anche per docenti e ricercatori. L'attuale sistema di selezione non sempre garantisce la qualità e il merito. Il nuovo Statuto non sembra innovare granché anche su questo fronte.
«È vero. Occorre essere più coraggiosi anche su questo versante. È fondamentale che il meccanismo di selezione dei professori presenti due elementi: 1) una forte componente di esperti della disciplina, per valutare qualità e caratteristiche dei ricercatori in modo che siano coerenti con le esigenze interne; 2) la presenza di un organismo terzo, sganciato dagli intrecci interni che si possono creare in ateneo. Non sempre i meccanismi collegiali riescono infatti ad esprimere l'ottimo assoluto, perché si finisce per privilegiare la mediazione, il consenso vasto, anche il dot ut des. Prevedere un aiuto nella scelta, basato su un organismo che non sia rappresentativo degli interessi delle strutture, ma sia in qualche modo slegato, è fondamentale. Ci deve essere cioè un organismo tecnico che abbia le competenze scientifiche per poter costruire un'istruttoria che aiuti la decisione finale (che poi spetta al Senato accademico e al cda), ma svincolato dagli interessi di un dipartimento o di tutti i dipartimenti. Insomma, un organismo terzo di valutazione».
È il meccanismo comunemente usato all'estero, dove il comitato fornisce un parere preventivo alla scelta, che poi però diventa determinante nel selezionare questo o quel professore.
«Sì, è usato in moltissime università estere, dove ci sono i cosiddetti appointment committee, comitati di designazione ed incarico delle persone. Se sono fatti bene (richiedono infatti, molto lavoro istruttorio, pareri a soggetti esterni di varie discipline), ci danno la possibilità di fare un salto ulteriore nella qualità delle nostre scelte. Solo il fatto di avere questo comitato, spingerebbe tutti a scegliere al meglio».
L'Università di Trento diverrebbe un unicum tra gli atenei italiani, perché non è così diffuso un sistema di valutazione e di selezione accurato dei docenti.
«No, non mi pare che negli statuti degli atenei che si stanno formando in Italia ci sia un elemento così forte. Ci sono strumenti di valutazione, ma sempre a posteriori di quanto si è fatto, non a priori. Ci consentirebbe di essere anche questa volta apripista in Italia».
Soprattutto preverrebbe legami e cordate che nell'accademia sono frequenti, magari legati a questo o a quel barone.
«Sì, ancorare la scelta ad una valutazione preventiva, invece che agli interessi della struttura o al gruppo o alla cordata che fa la proposta, può essere una cosa utile».
Nell'attuale bozza di Statuto carente è anche la questione della valutazione. Mancano meccanismi seri e di alto livello su quanto viene fatto dalle facoltà, dai dipartimenti, dai centri di ricerca. Un'università che vuole essere «innovativa» dovrebbe dire qualcosa di più al riguardo.
«È vero, serve un sistema di valutazione non solo preventivo sul reclutamento, ma anche in itinere e successiva. Abbiamo il sistema nazionale in evoluzione, con l'Agenzia nazionale che sembra si stia strutturando bene, però è fondamentale che l'ateneo abbia i suoi strumenti, perché non possiamo pensare di aspettare le valutazioni quando i buoi sono scappati dalla stalla. Noi abbiamo bisogno di scegliere bene in via preventiva, con un sistema in cui cda e senato accademico abbiano la possibilità di valutare bene le proposte che le strutture interne fanno, e decidere o meno di accoglierle. Ma abbiamo anche bisogno di una valutazione in itinere. Il nucleo di valutazione della proposta attuale è debole. Occorre introdurre un'idea chiara che tutti sono valutati, tutte le strutture periodicamente sono valutate. È un principio che vedrei bene nel nuovo Statuto definendo anche gli organi preposti a fare questo, i tempi, gli strumenti, quando le procedure devono essere attivate, eccetera. Darebbe anche il senso di una comunità accademica seria, che reclama la propria autonomia ma sa anche mettersi in gioco sul piano della valutazione».

Ma allora perche` non proponi di mettere i garanti direttamente in CdA ?

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Battisti C. :

@ Romano..allora se siete così convinti che vi costiamo troppo ecc..ecc..a Roma non avrete certo...

16-05-2012 20:58
dani :

Santi subito!! Esercito di pace: i vertici sono militari eccome, non son mica diventati le dame...

16-05-2012 20:57
@gigi e rosario :

io sono trentino DOC, vivo dove l'orso passa un giorno sì e uno no -alle pendici del Brenta,...

16-05-2012 20:50
corvo rosso :

la solita "pagliacciata " per avere visibilità ....

16-05-2012 20:40
Francesco - Riva del Garda :

Mi compiaccio perché ho avuto molti più chiarimenti sulla questione leggendo i commenti che l'...

16-05-2012 20:32
 

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