«Non vanno abolite»

Leggo con attenzione e interesse il dibattito che si sta sviluppando attorno alle Comunità di Valle. Vorrei iniziare il mio ragionamento da tre ipotesi di partenza, figlie di constatazioni che a più di un anno di vita di questi Enti è ora di fare. In primo luogo possiamo affermare che a oggi i Comuni hanno visto ben pochi benefici in termini di servizi e di sinergie e in secondo luogo 

ci troviamo in presenza di Enti con una scarsa legittimazione popolare (40% di affluenza).
Accanto a queste due constatazioni vi è però la necessità di comprimere i costi di 217 comuni mantenendo alto il livello dei servizi.
Si, ma come? Abolendo le Comunità di Valle non si risolve certo la questione ! si verrebbe a creare un vuoto istituzionale mai visto, che imporrebbe scelte frettolose per correre ai ripari.
Lasciando le cose così come sono, ho paura che si rischi tra qualche anno di archiviare la riforma delle Comunità di Valle come un sogno fallito al pari dei defunti Comprensori.
In questi mesi di lavoro in Conferenza dei Sindaci ho tentato di capire perché la situazione non stia «decollando», non condividendo affatto la tesi di chi afferma che ci vuole tempo; ma quanto? Stiamo assistendo a cambiamenti che avvengono con una velocità mai vista, l'ultima manovra finanziaria del Consiglio dei Ministri è stata approvata in 14 giorni, Pechino cresce di 700 mila abitanti all'anno e noi diciamo che i risultati della riforma si vedranno tra qualche anno. No, credo non abbiamo qualche anno. Bisogna quindi velocizzare e rendere più snelli questi Enti.
A cominciare dalla loro architettura istituzionale che è nata vecchia. C'è un doppione a livello di organi con rappresentanza politica: l'Assemblea e la Conferenza dei Sindaci. È mai possibile che vi siano Comunità con 100 consiglieri ? In Consiglio provinciale ve ne sono 35!
L'organo con potere decisionale dovrebbe essere la Conferenza dei Sindaci, che tra l'altro godono per mandato, di una forte legittimazione popolare e rappresentano al tempo stesso gli interpreti più naturali delle esigenze dei loro Comuni e dei loro cittadini.
Si otterrebbero in questo modo alcuni vantaggi immediati: basta critiche sui costi di assemblee pletoriche, si velocizzerebbe l'iter amministrativo con un passaggio consigliare in meno, un tavolo di dieci-quindici persone produrrebbe molti più risultati che un'assemblea di 80 o 100, i primi cittadini non rappresenterebbero nuove «poltrone» e quindi si metterebbe a tacere chi muove anche questa critica.
A questo punto saremmo in presenza di una sorta di Consiglio di Amministrazione di Valle che potrebbe eleggere al suo interno il Presidente. Si iniziano ad intravedere le caratteristiche di una società di servizi per i Comuni, molto più consona alle aspettative.
Ma le società di servizi non hanno la giunta, hanno un direttore. Sì, certo, potrebbe essere la figura del segretario della Comunità di Valle, liberato dalla mole di lavoro per garantire il regolare svolgimento di una mal riuscita democrazia, potrebbe svolgere una funzione più manageriale e meno notarile, proprio come un dirigente aziendale o provinciale.
Ecco il secondo obiettivo raggiunto: non più una giunta e un segretario molto simili a quelli comprensoriali, ma un solo direttore generale che risponde a un Consiglio di Amministrazione che potrebbe prevedere delle deleghe specifiche al posto degli incarichi assessorili.
Ora che abbiamo modificato e snellito la Comunità, vediamo a cosa ci può servire: innanzi tutto diciamo che Comuni e Comunità non devono avere sovrapposizioni nella verifica delle pratiche. Oggi un progetto per la costruzione di un abbaino in falda può impiegare sessanta giorni per la conformità urbanistica da parte del Comune e altrettanti per il parere ambientale della Comunità. Quindi o diamo ai comuni la competenza sulla tutela ambientale facendo «girare» un esperto nelle varie commissioni edilizie che andrebbero calendarizzate in sinergia oppure diamo alle Comunità la possibilità di dare il parere di conformità urbanistica. Mettiamo tutti i comuni in rete con gli stessi strumenti informatici e gli stessi software per «parlare» lo stesso linguaggio. Creiamo un ufficio unico dei tributi. L'occasione della nuova Imu sarebbe l'ideale, visto che si potrebbe partire tutti con le stesse aliquote semplificando di molto le cose. Poi ogni Comune potrà in futuro applicare tariffe differenziate a seconda delle esigenze di bilancio.
Vi è poi l'altra fondamentale funzione alla quale sono chiamate le Comunità di Valle: le decisioni strategiche a scala sovra comunale. Ma è proprio dalla sintesi delle esigenze dei vari territori che nascerebbero in maniera naturale le scelte relative al tessuto socio-economico, alle politiche culturali, alla mobilità con dimensione di vallata, alle strategie turistiche, alla pianificazione urbanistica, alle politiche in materia commerciale o produttiva, alle grandi infrastrutture pubbliche e via dicendo.
Se facciamo però un passo indietro eravamo rimasti al Direttore generale e al Consiglio di Amministrazione. È evidente che da soli non farebbero nulla. Ecco quindi che nasce l'esigenza di ragionare di personale dipendente. Ma è proprio quel Consiglio di Amministrazione siffatto che potrebbe creare i servizi di Comunità condividendo le risorse umane dei vari Comuni. Con i sindaci «intestini» a questo nuovo Ente sarebbe molto più immediato fare un ragionamento generale sul personale. I comuni non si sentirebbero espropriati di legittimità e competenze e ogni municipalità potrebbe avvalersi dei servizi della Comunità a seconda delle proprie esigenze. Si partirebbe dai servizi sovra comunali che il Consiglio ritiene più urgenti e l'urgenza sarebbe data dalle carenze organizzative dei vari Comuni che aderirebbero volentieri. Facendo così non è detto che tutti chiedano di usufruire dei servizi offerti, magari per mille motivazioni qualche Comune potrebbe scegliere di beneficiare per esempio della polizia municipale e magari di arrangiarsi con gli appalti avendo in organico delle figure esperte. Insomma, si farebbero delle scelte dettate dalle esigenze e condivise dai Municipi.
In conclusione ritengo che si debba puntare su un Ente smagrito da incarichi elettivi sui quali si è troppo ragionato, consapevole di dover risolvere la problematica che si verrebbe a creare relativamente alla natura giuridica e concentrare le fatiche sulla riorganizzazione di servizi e uffici.
Temo che se la strada seguita non sarà questa, vi saranno dei ritardi e delle frizioni, dati in primo luogo dall'eccessiva «pesantezza» delle Comunità di Valle così concepite ed in secondo luogo dalla freddezza da parte di Municipi e cittadini nei confronti di questi Enti.
Stefano Dellai
È sindaco di Civezzano

Il signor sindaco di Civezzano liscia il potere provinciale così forse prende qualche euro in più per il suo sobborgo.
Bisogna essere chiari a costo di essere brutali.
Via le CdV e Civezzano assorbito dal Comune di Trento o di Pergine.

esempio Comunità della Valle di Sole:

14 comuni - ca 15 mila abitanti

14 sindaci per un totale di compensi lordi pro anno 2010 di Euro 25.913

non credo che il problema siano le CDV

i sindaci di Roma e Milano hanno un 5000 euro netti all'anno
la colpa non è ovviamente dei sindaci solandri o di altre vallate

ci si può girare intorno quanto si vuole, l'unica soluzione per aumentare l'efficienza è l'unione di comuni. Anche questo non è facile, tuttavia ci sono degli esempi positivi. No a enti intermedi che complicano solo le cose

Ma caro sindaco secondo lei e' un caso che si sia proprio iniziato da nuove poltrone e niente altro? Mancando quelle per qualcuno le CdV non servono piu' a niente. Poi i sindaci il tempo dove lo trovano? E soprattutto quello nominato Presidente. Io sarei piuttosto per favorire i servizi consorziati tra comuni e abolire le CdV.

Le CdV sono da trasformare in comuni e abolire tutti i 217 comuni inutili. 16 forse sono pochi ma l'ordine di grandezza deve essere delle decina, non certo delle centinaia come è adesso.

Non sono più tempi di carrozzoni che vanno decisamente aboliti nonostante li si voglia camuffare

sig. sindaco, la giri come vuole sono comunque costi che il cittadino PAGA. I servizi vanno gestiti dai COMUNI. Vi sono "servizi"- che servono solo alla politica. Veda comprensori.

Gentile sign. Sindaco di Civezzano, non tutte le cose hanno tempi veloci. Per esempio mio nonno mi dice sempre che bisogna dare ancora fiducia alla sua Amministrazione (di Mori) perchè è nuova e deve ingranarsi. Inoltre le CdV oggi offrono un un buon servizio per il cittadino. Poi sà, se si chiamano CdV o in un altro nome, i servizi rimangono. Non ho capito bene la Lega cosa voglia abolire. CdV da migliorare? Se questo referendum può esserne di stimolo, ben venga.

Se le CdV fossero associazioni tra comuni per risparmiare sui costi, senza politicanti e parassitame vario, non servirebbe fare il referendum.

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Battisti C. :

@ Romano..allora se siete così convinti che vi costiamo troppo ecc..ecc..a Roma non avrete certo...

16-05-2012 20:58
dani :

Santi subito!! Esercito di pace: i vertici sono militari eccome, non son mica diventati le dame...

16-05-2012 20:57
@gigi e rosario :

io sono trentino DOC, vivo dove l'orso passa un giorno sì e uno no -alle pendici del Brenta,...

16-05-2012 20:50
corvo rosso :

la solita "pagliacciata " per avere visibilità ....

16-05-2012 20:40
Francesco - Riva del Garda :

Mi compiaccio perché ho avuto molti più chiarimenti sulla questione leggendo i commenti che l'...

16-05-2012 20:32
 

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