TRENTO - Sarà l'autopsia a chiarire aspetti importanti dell'omicidio di Sara Marquez, la colombiana di 28 anni, uccisa la sera di San Silvestro nel suo appartamento in via Brennero a Trento. Per questo omicidio è accusato Claudio Ghesla, 48 anni di Calceranica, il cui arresto è stato convalidato questa mattina dal Gip di Trento. In particolare l'autopsia, disposta dal pm Alessia Silvi della Procura di Trento e che verrà eseguita domani pomeriggio, dovrà far luce sulla dinamica dell'omicidio e soprattutto chiarire se ci sia stata premeditazione o meno, hanno detto questa mattina in conferenza stampa il dirigente della della Squadra Volante Salvatore Ascione e l'ispettore della Squadra Mobile Marco Spagnolli. "È fondamentale individuare il movente e la dinamica dell'omicidio per stabilire la gravità del reato di cui deve rispondere l'accusato, per capire se abbia agito d'impulso o con premeditazione", ha aggiunto Ascione il quale ha sottolineato come siano in corso ulteriori indagini e verifiche, effettuate anche con l'ausilio di testimoni. Sarà inoltre una perizia legale a dover confermare che sia stata solo una bottiglia l'arma del delitto, come emergerebbe dalle prime indagini. Entrati nell'appartamento, gli agenti di polizia hanno trovato sangue dappertutto.
LA CONFESSIONE
TRENTO - Un primo colpo inferto con una bottiglia di liquore, andata in frantumi. Poi altri otto, forse dieci, brandendo una bottiglia di spumante. Una sequenza feroce, che non ha lasciato via di scampo alla povera Sara Judith Micolta Marquez, 28 anni.
Una mattanza, consumata nel miniappartamento al secondo piano del complesso «Le Fornaci» di via Brennero. Ad impugnare quella bottiglia, secondo l'accusa, era Claudio Ghesla, 49 anni, di Calceranica, arrestato dopo sole quattro ore dal delitto dagli uomini della squadra mobile, coordinati dal pubblico ministero Alessia Silvi. Omicidio volontario aggravato dai futili motivi, l'accusa.
Lui, Ghesla, incensurato, descritto in paese come un uomo cordiale, avrebbe già reso sostanziali ammissioni, pure negando di averla voluta uccidere. Una confessione arrivata nella notte, durante l'interrogatorio davanti al magistrato, agli investigatori e assistito dal suo legale, l'avvocato Mirella Cereghini. Un confronto durato fino alle 3, durante il quale ha ripercorso quella terribile sera.
Ghesla, separato, da circa sei mesi frequentava la giovane colombiana. «Ero innamorato di lei», ha detto. Anche per questo le avrebbe fatto generose donazioni in denaro. Di recente le avrebbe dato addirittura 5000 euro (circostanza ora al vaglio degli inquirenti). Ma cosa avrebbe fatto da miccia a quell'aggressione? L'imbianchino di Calceranica - che però viveva a Madonna Bianca, in un garage - ha spiegato di essersi sentito ferito dalle parole di lei. Difficile dire cosa si aspettasse Ghesla dalla relazione con questa giovane donna, che si prostituiva e che non faceva mistero del suo lavoro, ma che lo chiamava «amore». Lui la amava, ma la descrizione del loro rapporto, nelle parole di Sara, sarebbe stata tutt'altro che romantica. «Tu fai tutto quello che voglio, mi hai già dato dei soldi e continuerai a farlo», questo il senso delle parole che - secondo Ghesla - lei gli avrebbe rivolto e che gli avrebbero fatto perdere la testa. «Mi sono sentito umiliato e deriso», ha detto.
In quell'appartamento di via Brennero Ghesla sarebbe salito per la prima volta sabato sera. Qui Sara si prostituiva. Lei, sempre secondo la ricostruzione dell'arrestato, lo aveva contattato nel pomeriggio sul telefono. Ma lui, che aveva lasciato il cellulare in garage, non aveva risposto. L'aveva poi ricontattata, ottenendo in cambio una scenata di gelosia. «Non mi hai risposto perché eri con un'altra», le parole che la giovane gli avrebbe detto.
Proprio con l'intenzione di chiarire la situazione Ghesla, verso le 19.30, si sarebbe fatto accompagnare da lei da un amico. Sale in casa e qui evidentemente nasce una discussione. A scatenarla, secondo Ghesla, sarebbero state le parole di Sara. La prima bottigliata, al viso, lascia la donna tramortita, sul divano. Ma la furia non si ferma. Ne seguono molte altre, con la pesante bottiglia di spumante. Quando Ghesla esce la giovane è in un bagno di sangue. I soccorsi, allertati dalla coinquilina, Ivi Garcia, sono vani: Sara muore poco dopo.
«Non volevo ucciderla, lei era viva quando sono andato via», avrebbe detto Ghesla, attribuendo quella brutale aggressione ad un raptus improvviso.
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