CADERZONE - Il progetto si chiama «Transumanza della Pace» e lo scorso
Natale ha portato sull'Altopiano di Suceska, in Bosnia, 48 manze e
manzette di razza Rendena. Il bestiame è stato affidato a chi, dopo il
tragico conflitto segnato dagli orrori della pulizia etnica, è tornato
su quel territorio dove un tempo l'allevamento era fiorente. L'abbandono
forzato ha però sconvolto il paesaggio, lasciando spazio a una
desolazione dove ha trovato terreno di coltura una felce tenace e
distruttiva per i pascoli. Molti dei rientranti sono donne rimaste
vedove, anziani e bambini. Un'umanità dolente a cui «Transumanza della
Pace» ha ridato speranza e i mezzi per vivere con dignità. A metà
novembre partirà dalla Rendena verso Suceska un altro carico di 32
giovani mucche da latte. Sarà anche l'occasione per un gemellaggio fra
gli allevatori rendeneri e quelli bosniaci, siglato dal suono dei
campanacci alpini che saranno donati dai trentini alle famiglie
«adottive» delle loro manzette.
Dietro questo progetto di rinascita c'è una rete di solidarietà della quale fanno parte la Provincia di Trento (tramite l'assessorato retto da Lia Beltrami Giovanazzi ), l'Anare (Associazione nazionale allevatori razza Rendena) del presidente Gianbattista Polla e la Federazione allevatori trentini. A tutt'oggi la Provincia ha investito per l'aiuto alla località bosniaca a 10 chilometri da Srebrenica, 65 mila euro. La cordata di solidarietà è però stata messa in moto da Roberta Biagiarelli , un'attrice e autrice che vive nelle Marche. E lei ha coinvolto Gianbattista Rigoni Stern ( Gianni ), a cui il padre, l'indimenticabile Mario Rigoni Stern , ha lasciato come testamento morale l'impegno per la gente della montagna. Gianni è quello che opera sul campo, mettendo a disposizione l'esperienza acquisita in trent'anni di lavoro come funzionario della Comunità Montana. È lui che ha provveduto ai sopralluoghi, individuando la zona di intervento e poi organizzando i corsi di formazione obbligatori per poter ottenere l'assegnazione delle vacche da latte. Inoltre provvede anche all'aggiornamento degli allevatori e al controllo delle strutture in cui vivono gli animali e come vengono tenuti. I bovini, infatti, restano per 5 anni di proprietà della Federazione allevatori del Trentino e possono essere tolti all'affidatario che non riservi loro le dovute cure. Passato il quinquennio senza «censure», le manze passano definitivamente ai loro nuovi proprietari bosniaci.
«Ma devo dire che i capi - per quanto ho potuto vedere anche di recente - sono ben tenuti e curati, producono latte in abbondanza e quindi credo non ci saranno problemi», sottolinea il presidente di Anare, Giambattista Polla. Per le prossime assegnazioni, intanto, ci sono già una settantina di richieste. E Roberta Biagiarelli? Lei resta una protagonista assoluta di questa storia. Attualmente è impegnata a raccogliere fondi per l'acquisto di 2 trattori usati, utilissimi per ripulire e dissodare i campi dell'Altopiano bosniaco. Servono 14 mila euro: 7 sono già arrivati. Nel cassetto un altro sogno: un piccolo caseificio cooperativo. Infine sarà presto visionabile a Trento e in Rendena il docufilm che Roberta ha girato seguendo passo dopo passo la «Transumanza della pace». Numerose le testimonianze raccolte e le storie come quella di Angela Alberti , allevatrice di Caderzone. La sua «Sissi», una manza di 19 mesi, di lasciare la Rendena proprio non aveva voglia e anche ad Angela era venuto il magone a vederla andare via. «Sissi» però ha trovato in un'altra donna, Ramiza Hasanovic , la nuova proprietaria e ora si trova benissimo. Angela Alberti è più serena e felice di aver aiutato chi tanto ha sofferto nella vita. È la solidarietà vera della gente della montagna.
Dietro questo progetto di rinascita c'è una rete di solidarietà della quale fanno parte la Provincia di Trento (tramite l'assessorato retto da Lia Beltrami Giovanazzi ), l'Anare (Associazione nazionale allevatori razza Rendena) del presidente Gianbattista Polla e la Federazione allevatori trentini. A tutt'oggi la Provincia ha investito per l'aiuto alla località bosniaca a 10 chilometri da Srebrenica, 65 mila euro. La cordata di solidarietà è però stata messa in moto da Roberta Biagiarelli , un'attrice e autrice che vive nelle Marche. E lei ha coinvolto Gianbattista Rigoni Stern ( Gianni ), a cui il padre, l'indimenticabile Mario Rigoni Stern , ha lasciato come testamento morale l'impegno per la gente della montagna. Gianni è quello che opera sul campo, mettendo a disposizione l'esperienza acquisita in trent'anni di lavoro come funzionario della Comunità Montana. È lui che ha provveduto ai sopralluoghi, individuando la zona di intervento e poi organizzando i corsi di formazione obbligatori per poter ottenere l'assegnazione delle vacche da latte. Inoltre provvede anche all'aggiornamento degli allevatori e al controllo delle strutture in cui vivono gli animali e come vengono tenuti. I bovini, infatti, restano per 5 anni di proprietà della Federazione allevatori del Trentino e possono essere tolti all'affidatario che non riservi loro le dovute cure. Passato il quinquennio senza «censure», le manze passano definitivamente ai loro nuovi proprietari bosniaci.
«Ma devo dire che i capi - per quanto ho potuto vedere anche di recente - sono ben tenuti e curati, producono latte in abbondanza e quindi credo non ci saranno problemi», sottolinea il presidente di Anare, Giambattista Polla. Per le prossime assegnazioni, intanto, ci sono già una settantina di richieste. E Roberta Biagiarelli? Lei resta una protagonista assoluta di questa storia. Attualmente è impegnata a raccogliere fondi per l'acquisto di 2 trattori usati, utilissimi per ripulire e dissodare i campi dell'Altopiano bosniaco. Servono 14 mila euro: 7 sono già arrivati. Nel cassetto un altro sogno: un piccolo caseificio cooperativo. Infine sarà presto visionabile a Trento e in Rendena il docufilm che Roberta ha girato seguendo passo dopo passo la «Transumanza della pace». Numerose le testimonianze raccolte e le storie come quella di Angela Alberti , allevatrice di Caderzone. La sua «Sissi», una manza di 19 mesi, di lasciare la Rendena proprio non aveva voglia e anche ad Angela era venuto il magone a vederla andare via. «Sissi» però ha trovato in un'altra donna, Ramiza Hasanovic , la nuova proprietaria e ora si trova benissimo. Angela Alberti è più serena e felice di aver aiutato chi tanto ha sofferto nella vita. È la solidarietà vera della gente della montagna.




3 commenti
L'augurio è che in Europa come in tante parti del mondo l'avvenire sia accompagnato da una pace portatrice di benessere "al latte e miele". Purtroppo l'"acidità umana" riesce con pochissimo a rovinare tutto quel ben di Dio promesso da un vivere "al latte e miele".
Questi sono fatti e come sempre i fatti valgono molto più delle parole.Ma non stupisce perche da sempre la gente Trentina e della Val Rendena sono propulsori di idee ed esempi da imitare.
Finalmente una iniziativa dell'assessore Beltrami priva di ideologie e derive varie. Ben fatto.