L'ufficiale giudiziario busserà alla porta di Brahim Fehti giovedì mattina, intimando con la presenza delle forze dell'ordine di lasciare libero l'alloggio di via Leonardo da Vinci 23, alle Fucine. L'operaio non potrà far altro che andarsene dalla casa dove abita «temporaneamente» da dieci anni, e con lui la moglie ed i tre bambini piccoli. L'alloggio gli era stato procurato dall'Atas, associazione di aiuto agli stranieri, ma ora lo sfratto è irreversibile e la famiglia di Fehti non sa dove andare. «Nel 1999 - racconta il signor Brahim - ero diciassettesimo in graduatoria Itea, quindi ero tranquillo, ma mi venne data una casa temporaneamente; l'anno dopo, proprio perché avevo avuto quell'alloggio temporaneo, mi sono ritrovato al 102° posto delle liste Itea, senza speranza». Per il signor Brahim è l'inizio di una odissea: «Ho fatto presente che se avevo un alloggio temporaneo, era temporaneo, e quindi non potevano abbassarmi la graduatoria Itea. Dopo anni e anni di battaglia hanno riconosciuto che era vero, e mi hanno restituito i dieci punti in più. Ma sono stato beffato: a quel punto avevo perso la casa Itea che potevo ottenere due anni prima, e comunque non c'erano più alloggi disponibili». Brahim Fehti è in Italia da 22 anni: «Da 18 anni lavoro come idraulico nella stessa ditta, non ho mai creato problemi, mai lamentato - racconta - perché ho capito che in Italia per noi immigrati è dura, quindi bisogna lavorare e stare zitti. Ma dopo tanti anni che io pago i contributi qui, pago le tasse, mai un problema, posso avere anche qualche ditirro, o solo e soltanto doveri?» La casa, a dire il vero, glie l'avevano offerta: «Mi proposero un appartamento alternativo, ma a Brentonico. Sono andato a vederlo: ci sono le macchie di umidità sui muri e io ho una bambina piccola che è asmatica dalla nascita. La dottoressa che ce l'ha in cura - spiega il signor Brahim - mi ha detto che se porto la bimba a Brentonico, rischia di morire. L'ho fatto presente e ho rifiutato la casa, così mi è arrivato lo sfratto». Brahim Fehti spiega di aver cercato anche nelle agenzie: «Quando dici che sei straniero e hai tre figli, nelle agenzie le case non ci sono. Magari prima ti dicono di sì, poi invece che i figli sono troppi. Io ridendo ho detto a una agenzia: ne uccido due, così siamo a posto, no? Ma che modo di parlare è questo? Vogliono affittare solo miniappartamenti, ma noi siamo in cinque e in una casa piccola non ci stiamo. Cosa devo fare?»
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